Giovani, piccole, a caccia di competenze. E disposte a pagarle. Le imprese italiane che hanno fatto dell’intelligenza artificiale il proprio mestiere spendono per il personale molto più delle aziende comparabili: il costo del lavoro mediano è più alto del 74%. Anche il valore aggiunto è maggiore, ma non allo stesso modo: +50%.
La scommessa sui talenti
Dietro la differenza c’è, secondo la ricerca, l’impiego di personale altamente qualificato: il prezzo dei talenti. Una scommessa di realtà nate quasi tutte negli ultimi dieci anni, che oggi investono sulle competenze e ne attendono i ritorni.
A scattare la fotografia è la prima mappa del settore, realizzata da Università di Padova e InfoCamere per il festival Digitalmeet e presentata in Senato su iniziativa del senatore questore Antonio De Poli. A fine 2025 le imprese Ai-focused sono 14.840, dieci volte le 1.441 del 2015. Il 72% è nato tra il 2021 e il 2025, il 93,1% è una microimpresa. Gli addetti sono circa 105.800, oltre 22.600 in più rispetto al 2022.
Nel 2024 il valore aggiunto mediano delle imprese Ai-focused è stato di 237mila euro contro i 158mila del gruppo di controllo, il valore della produzione mediano di 417mila euro contro 325mila (+28,3%). Il costo del lavoro mediano è invece di 256mila euro contro 147mila.
La produttività che aumenta
Anche la produttività del lavoro, misurata come valore aggiunto per occupato, è più alta: 50.400 euro contro 45.900, il 9,8% in più. La ricerca lega il maggior costo del lavoro a un «impiego di figure professionali altamente qualificate e remunerate».











