Per Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, sindaco di Taormina, le elezioni politiche del 2027 si annunciano come l’ennesimo palcoscenico per uno dei personaggi più noti della politica siciliano. Complice l’ok definitivo alla nuova legge elettorale, l’intesa stretta con Fratelli d’Italia in vista del voto dell’anno prossimo potrebbe essere determinante. Tutti ricordano quando Silvio Berlusconi perse nel 2006 le elezioni politiche contro Romano Prodi per meno di 24mila voti. E anche con il nuovo sistema elettorale basterà solo un voto in più degli avversari (a patto di superare il 42%) per accaparrarsi il premio di maggioranza . E probabilmente nel partito di Giorgia Meloni avranno incominciato a farsi un po’ di calcoli: gli oltre 507mila voti che De Luca ottenne alle Regionali Siciliane del 2022 (ma anche i 284.629 voti presi dalla lista che portava il suo nome alle europee del 2024) potrebbero risultare decisivi. Chissà, magari togliendo consensi al Sud a Futuro Nazionale di Vannacci e al M5S.
I primi passi nella politica
Nato a Fiumedinisi, piccolo centro in provincia di Messina, nel 1972, De Luca incarna la parabola di un leader territoriale capace di trasformare il radicamento locale in un fenomeno politico su scala regionale e nazionale. La sua traiettoria comincia giovanissimo, quando muove i primi passi nelle fila della Democrazia Cristiana. Laureato in Giurisprudenza e affermatosi professionalmente nel settore dei servizi patronali e sindacali aziendali (Fenapi), ha saputo applicare la conoscenza della macchina burocratica e dei meccanismi di assistenza territoriale al servizio dell’attività amministrativa.
Una carriera nelle amministrazioni locali siciliane
Dai primi mandati nel comune natio di Fiumedinisi passa alla guida di Santa Teresa di Riva, per poi conquistare la poltrona di sindaco a Messina nel 2018 e, successivamente, a Taormina nel 2023. Un percorso contrassegnato da uno stile comunicativo diretto, un impiego aggressivo dei social media e un presidio costante del territorio che gli sono valsi il noto soprannome di “Scateno”. Tuttavia, ridurre De Luca alla sola dimensione performativa rischia di trascurare la concretezza dei suoi consensi. La sua proposta politica fa perno su un’amministrazione muscolare, focalizzata sul risanamento dei bilanci degli enti locali, sulla riorganizzazione dei servizi pubblici e su una retorica fortemente anti-establishment.
Retorica anti establishment
Alle elezioni regionali siciliane del 2022, attraverso il movimento Sud chiama Nord, si è imposto come seconda forza dell’isola, consolidando un ruolo di rottura rispetto ai tradizionali equilibri del centrodestra e del centrosinistra. Nel corso degli anni, la sua attività politica e gestionale si è intrecciata con complessi processi giudiziari. Coinvolto in inchieste per vicende legate alla sua amministrazione a Fiumedinisi e a questioni fiscali, De Luca ha affrontato molteplici procedimenti che si sono conclusi in larga parte con assoluzioni e proscioglimenti. Tali vicende, invece di marginalizzarlo, sono state spesso integrate all’interno del suo racconto pubblico come prove di resistenza ed estraneità ai cosiddetti “palazzi del potere”. Facendo ora concorrenza ad analoghe posizioni che si vedono in Roberto Vannacci e nel M5S











