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Home » Cnel: i giovani vanno a lavorare all’estero, ma l’83% è pronto a tornare in Italia. A certe condizioni
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Cnel: i giovani vanno a lavorare all’estero, ma l’83% è pronto a tornare in Italia. A certe condizioni

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 7, 20263 min di lettura
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Cnel: i giovani vanno a lavorare all’estero, ma l’83% è pronto a tornare in Italia. A certe condizioni

L’Italia fatica a liberarsi dallo spettro della fuga di cervelli, come evidenzia il Rapporto Cnel “Giovani expat. Come farli tornare“. Il numero di giovani che lasciano il Paese in cerca di opportunità lavorative migliori resta ancora elevato. La ricerca ha coinvolto 1.803 giovani expat italiani, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, con l’obbiettivo di individuare le cause del fenomeno e, soprattutto, le condizioni per il ritorno in patria.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Chi sono i giovani expat italiani

Il 93% del campione esaminato è laureato: la maggior parte dei giovani ha conseguito una laurea magistrale, seguono i possessori di master, laurea triennale e dottorato. Di questi, il 28% ha completato il percorso formativo direttamente all’estero. Il 70% di loro è emigrato tra i 23 e i 30 anni, con quasi 1 giovane su 10 partito al termine degli studi senza mai aver lavorato in Italia. In totale, tra il 2012 e il 2023 la percentuale di laureati tra i giovani italiani emigrati è quasi raddoppiata, salendo dal 25,7% al 44,2%. La stragrande maggioranza dei rispondenti vive in un Paese europeo: Svizzera, Regno Unito, Germania e Francia sono le mete con più appealing.

Le cause

Sono tre i principali fattori che spingono i giovani laureati a coltivare la propria carriera all’estero: salari bassi, indicata da 8 rispondenti su 10, una cultura del lavoro percepita come arretrata, lentezza della burocrazia e clientelismo. Secondo la ricerca, i giovani soffrono dinamiche professionali carenti di meritocrazia e che poco valorizzano le loro competenze. A livello internazionale, poi, il divario salariale tra l’Italia e i Paesi d’arrivo si è drammaticamente ampliato dal 2000 al 2024, a sfavore della prima: con la Germania, ad esempio, lo stacco è salito da +14% a +36%.

Imprese: talenti italiani in fuga, le strategie per trattenerli e attrarli al Forum di Cernobbio

Condizioni e priorità per il rientro

La richiesta prioritaria è l’aumento consistente delle retribuzioni e la garanzia di opportunità di carriera adeguate. Vanno affiancate, poi, una maggiore trasparenza e meritocrazia nelle selezioni, valutazioni e progressioni di carriera. Altra priorità del Governo deve essere la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, per garantire un sistema più efficiente e una riduzione della burocrazia.

Nello specifico, si denotano delle differenze di necessità dettate dal genere: le donne chiedono parità con i colleghi maschi, conciliazione vita-lavoro e opportunità adeguate, mentre gli uomini richiedono in primis un innalzamento delle retribuzioni. In generale, la stragrande maggioranza (83%) dei giovani all’estero tornerebbe in Italia con salari più alti e il 79% chiede più merito.

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