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Economia

Comunità energetiche, perché il meccanismo non riesce ad accelerare

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 13, 20264 min di lettura
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Comunità energetiche, perché il meccanismo non riesce ad accelerare

Comunità energetiche rinnovabili (Cer), primo bilancio in chiaroscuro per un meccanismo incentivante che si immaginava potesse arrivare a 5 GW entro il 2027: crescono i numeri, ma rimangono piccoli. Secondo i dati al 31 dicembre 2025, pubblicati dal Gse, la capacità installata dalle Cer nel nostro Paese arriva a 174,5 MW, per 1.805 configurazioni operative e 18.263 membri. A tirare la volata, il Piemonte con 288 comunità per 49 MW. Seguono la Lombardia con 261 per 17 MW, il Veneto con 199 per 18 MW, la Sicilia con 169 per 11 MW, la Toscana con 95 per 6 MW, il Trentino Alto Adige con 88 per 7 MW, la Puglia con 85 per 4 MW.

Taglia piccola

A voler confrontare gli ultimi due anni – con le dovute precauzioni per una misura partita di fatto nella primavera del 2024 dopo l’entrata in vigore del decreto Cacer il 24 gennaio di quell’anno – si vede, sempre dai dati Gse, che nel 2025 il numero degli impianti avviati in Italia è raddoppiato: dai 526 del 2024 (comprensivi anche di quelli precedenti al decreto Cacer), per una potenza complessiva installata di 69,2 MW con 5.881 clienti associati, si è passati ai 1.055 dell’anno appena passato, che ha visto però diminuire a 67,9 i MW installati, per 9.245 membri. La taglia degli interventi rimane piccola e l’impatto minimo nel contesto nazionale, considerando che negli ultimi due anni l’Italia ha installato capacità rinnovabile per 7,5 GW nel 2024 e 6,4 GW nel 2025 (dati Terna aggiornati a novembre). Complessivamente, il 43% delle Cer italiane ha una potenza tra 0 e 10 kW, mentre arriva a 20 kW un altro 20%.

Se andiamo a comprendere anche le altre configurazioni di autoconsumo diffuso – quelle anteriori al decreto Cacer che ha stabilito le regole delle Cer e degli attuali incentivi; i gruppi di autoconsumo collettivo e i consumatori a distanza – i numeri sono più alti, ma le Cer si dimostrano comunque l’esperienza più diffusa. In tutto, a fine 2025, il Gse ha registrato 2.779 configurazioni per 252 MW e 25.933 clienti associati.

Fondi Pnrr

«Il mercato delle Cer è partito nel 2024 molto timidamente e si può dire che non si è mai sviluppato, non ha cioè raggiunto dimensioni e massa critica visto che la taglia media di una comunità è di 96 kW. Certo, potrà beneficiare della grande quantità di impianti che hanno chiesto fino al 30 novembre i contributi a fondo perduto del Pnrr. Però questi non permetteranno di raggiungere i 5 GW posti a obiettivo della misura (il Gse certifica richieste per 3,3 GW, ndr). È una soddisfazione a metà», commenta Andrea Brumgnach, uno dei vicepresidenti di Italia Solare, associazione del fotovoltaico italiano. «Restano inoltre due incognite – aggiunge -: le richieste Pnrr per 1,4 miliardi per una misura rifinanziata con 795,5 milioni di euro. E i tempi di realizzazione legati al Pnrr, per i quali stiamo tutti aspettando il meccanismo cosiddetto Facility che dilaziona il termine dei lavori anche dopo il 30 giugno 2026».

Meccanismo complicato

Quali sono i motivi di questo mancato successo? «Si tratta di un meccanismo molto burocratizzato, complicato, di difficile gestione, poco allettante dal punto di vista economico, visto che gli incentivi fruttano in bolletta per utente 30-50 euro all’anno, e infine molto poco conosciuto», risponde Brumgnach. «Le Regioni – continua – si sono mosse con iniziative proprie di supporto alle Cer, per esempio Piemonte, Lombardia, Veneto, Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia. Tuttavia non sembra che questo abbia prodotto lo slancio sperato, anzi ci risulta che Valle D’Aosta e Veneto abbiano prorogato i bandi, forse per mancanza di richieste. Le regioni potrebbero investire invece sulla divulgazione. Come associazione non siamo interessati a chiedere aumenti degli incentivi economici: per noi gli aspetti cruciali rimangono la semplificazione burocratica e la diffusione del meccanismo».

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