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Home » Con il MIRA lo Stretto di Messina diventa laboratorio culturale del Mediterraneo. Giuli: «Non è solo un museo ma un progetto di crescita»
Notizia

Con il MIRA lo Stretto di Messina diventa laboratorio culturale del Mediterraneo. Giuli: «Non è solo un museo ma un progetto di crescita»

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 2, 20264 min di lettura
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Con il MIRA lo Stretto di Messina diventa laboratorio culturale del Mediterraneo. Giuli: «Non è solo un museo ma un progetto di crescita»

C’è un’idea che attraversa il progetto del MIRA, il Mediterranean Institute for Research and Arts presentato al messinese Palazzo Zanca. Lo Stretto da linea di separazione a piattaforma di attraversamento, un capovolgimento di prospettiva che vale più ancora del recupero architettonico o del calendario di iniziative che l’accompagna. «Il MIRA non è soltanto un museo, è un progetto di crescita e sviluppo di relazioni internazionali, in particolare per l’Africa e il Mediterraneo allargato, all’insegna del dialogo, della pace, del confronto tra i popoli. Parla la lingua universale della pace, che è l’arte», riassume il ministro della Cultura Alessandro Giuli. «In questo momento, basta vedere quello che sta succedendo non solo nel Mediterraneo ma a Kiev, c’è bisogno di arte, di cultura, di relazione. Noi stiamo gettando il nostro ponte culturale sullo Stretto di Messina».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Doppia cerimonia inaugurale

La presentazione del nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo realizzato dal ministero della Cultura, dal Comune e dall’Università si inserisce in un «ampio processo di rigenerazione urbana e rilancio culturale de territorio messinese, siciliano e, più in generale, del Mezzogiorno», dicono gli organizzatori. In occasione della presentazione dell’istituto si è tenuta una doppia cerimonia inaugurale – a Messina e Reggio Calabria – dedicata all’installazione monumentale dei gruppi scultorei dal titolo la Fontana Ferma di Piero Pizzi Cannella. Le opere sono state collocate sulle due sponde dello Stretto: nell’area della ex Fiera di Messina, in un rigenerato Parco Urbano, e a piazza De Nava, a Reggio Calabria. Due presenze speculari che arricchiscono il dialogo permanente tra le città, evocando una geografia culturale condivisa e una nuova centralità mediterranea costruita attraverso interventi sul territorio con il coinvolgimento del locale.

Il valore simbolico delle Torri

Per un secolo lo Stretto è stato attraversato da infrastrutture pensate per collegare due sponde nel modo più discreto e invisibile possibile. Cavi elettrici, correnti marine, rotte di navigazione. Le Torri Morandi, una delle due sedi del nuovo istituto, sono il monumento più eloquente di questa vocazione silenziosa, costruite nel 1957 per tesare i cavi che portavano energia elettrica in Sicilia, dismesse nel 1994 quando i collegamenti passarono sotto il mare, lasciate per trent’anni come un corpo estraneo nel paesaggio di Torre Faro. Che questo relitto di archeologia industriale diventi ora il cuore pulsante di un istituto dedicato alla ricerca e alla produzione artistica contemporanea non è tanto o non solo un’operazione di riqualificazione urbana quanto la scelta di trasformare un simbolo di infrastruttura nascosta in un dispositivo di visibilità e relazione.

L’intersezione con il Piano Mattei

Il MIRA nasce dentro una cornice istituzionale precisa, quella del Piano Mattei e della neonata Unità di missione del MiC per la cooperazione con l’Africa e il Mediterraneo allargato, e raccoglie il testimone del MAXXI Med avviato nel 2023. Ma il suo significato più ampio sta nel tentativo di ridefinire cosa possa essere un’istituzione culturale in questa fase storica: non un contenitore di opere, bensì — come recita la stessa presentazione del progetto — un ecosistema vivo, capace di interpretare le pratiche artistiche contemporanee come processi di relazione, ospitalità e trasformazione, piuttosto che come collezioni da conservare. È un linguaggio che riflette un dibattito più largo sul ruolo dei musei, sempre meno pensati come depositi della memoria e sempre più come agenti attivi di rigenerazione dei territori in cui sorgono.

Non è un caso che la scelta sia caduta proprio sulla Sicilia, e proprio su Messina. Il progetto individua nell’isola un punto di incontro tra Europa, Africa e Medio Oriente, e affida al nuovo istituto il compito di costruire reti artistiche internazionali e programmi di residenza capaci di contrastare quella che il documento di presentazione definisce omologazione culturale contemporanea.

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