Consegne più veloci da parte dell’industria, anche in linea con lo scenario di un conflitto prolungato, e droni. Sono queste, secondo il presidente del Comitato militare della Nato, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. le priorità sul fronte della Difesa.
Durante una conferenza stampa a Copenaghen che si è svolta alla fine della settimana scorsa in occasione della riunione del Comitato militare dell’Alleanza, l’ex Capo di Stato maggiore della Difesa ha fatto un primo punto, anche in relazione agli scenari di crisi. In quell’occasione i Paesi alleati hanno eletto il generale tedesco Carsten Breuer, capo della Difesa della Germania, prossimo presidente del Comitato militare della Nato. Il passaggio di consegne con Cavo Dragone, in carica dal gennaio 2025. è fissato per luglio 2027, con un mandato della durata di tre anni.
Guerra in Ucraina evidenzia necessità rafforzate
La situazione in Ucraina ha dimostrato quanto il fattore velocità sia determinante. Secondo Cavo Dragone, proprio in virtù della situazione sul campo l’industria della difesa deve aumentare ancora la propria capacità produttiva e accelerare le consegne per consentire alla Nato di disporre delle quantità di armi e munizioni necessarie anche in caso di un conflitto prolungato. «La velocità di cui abbiamo bisogno, la rapidità delle consegne e la scala di cui abbiamo bisogno sono molto elevate», ha sottolineato l’ammiraglio. La guerra in Ucraina, ha aggiunto, ha mostrato con particolare evidenza le dimensioni del problema. «Basta guardare quanti proiettili d’artiglieria, quanti missili o quanti droni vengono utilizzati ogni singolo giorno», ha affermato.
Secondo il presidente del Comitato militare, la Nato sta quindi spingendo l’industria a superare la «mentalità del tempo di pace» che prevaleva fino a quattro o cinque anni fa, aumentando la produzione per essere pronta anche a «sostenere un eventuale conflitto prolungato».
Cavo Dragone: «La quantità di armi e munizioni utilizzate ogni singolo giorno è davvero molto elevata»
Cavo Dragone ha riconosciuto che nell’industria della difesa c’è già stato «un cambiamento piuttosto forte e profondo» nell’approccio al problema, ma ha avvertito che resta ancora lavoro da fare. «Posso capire che ci sia una fase di transizione nella quale dobbiamo concedere loro il tempo necessario per adeguarsi alle nostre esigenze», ha detto.
-U06228640756EwQ-900x675@IlSole24Ore-Web.jpg?r=900x675)

-U23128761312gFW-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpeg?r=1170x507)







