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Home » Consumi fuori casa, nel 2025 segnali di affanno con ingressi in calo (-0,8%)
Economia

Consumi fuori casa, nel 2025 segnali di affanno con ingressi in calo (-0,8%)

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 16, 20265 min di lettura
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Consumi fuori casa, nel 2025 segnali di affanno con  ingressi in calo (-0,8%)

Segnali di affanno sul fronte dei consumi fuori casa. Nel 2025 il traffico nei locali ha visto un -0,8% sull’anno precedente mentre il giro d’affari a valore vede una crescita legata unicamente agli aumenti medi (+3%) dei prezzi. Il calo degli ingressi nei pubblici esercizi è male che accomuna i principali mercati d’Europa. Secondo una recente indagine di Circana, nei mercati Ho.Re.Ca. di Italia, Francia, Germania, Spagna, UK la spesa cresce a 309 miliardi di euro, ma le visite crollano del 10% rispetto al pre-pandemia. Il comportamento dei consumatori è guidato da un chiaro trading down: riduzione dei prodotti acquistati (-0,7%), spostamento verso segmenti più economici (-1,1%) e attenzione ossessiva al rapporto qualità-prezzo. Tanti campanelli d’allarme in parte dovuta alla perdita di potere d’acquisto sebbene non manchino segnali positivi. Il delivery traina le vendite di prodotti facilmente consegnabili a casa come la pizza e il sushi che registrano un +12%. Emergono nuove abitudini, con il dining in forte crescita (dal 9,4% al 15,6% in nove anni). Bene la ristorazione commerciale in catena grazie a un’offerta qualità-prezzo più centrata, con format che coinvolgono nuovi consumatori (GenZ). Questa la fotografia sul mondo dei consumi fuori casa che emerge dall’international Horeca Meeting, si è tenuto l’evento «Mercato dei consumi fuori casa fra carovita e inflazione. Tendenze e best practice per andare oltre la crisi», organizzato da Italgrob, la Federazione italiana dei distributori Ho.Re.Ca.. Un mercato che secondo i dati del Centro studi Italgrob su dati Circana, il mercato Ho.Re.Ca. in Italia si attesta su oltre 100 miliardi di fatturato con 382mila punti di consumo fra ristoranti, bar, pizzerie, hotel. Gli occupati sono almeno 1,5 milioni, in maggioranza donne, e il settore ha il merito di rappresentare modi di consumo che dettano l’Italian lifestyle tra cui la cucina italiana e il rito dell’aperitivo. Eppure nel 2025 si è registrato un aumento del 5% dei consumi di acqua del rubinetto mentre le bevande alcoliche segnano un -7%. Sarà la maggiore attenzione verso la salute e il benessere che fa emergere uno sprint (+13%) dei prodotti low e non alcool sull’onda della novità di questa nicchia di mercato ma la crescita a doppia cifra non compensa il drastico calo delle bevande alcoliche a più alto valore aggiunto. Comunque Circana prevede una ripresa moderata, con un +3% della spesa, è un +0,9% delle visite mentre per il retail food service ci si attende un +1,4% e un +1% del quick service a trainare la crescita. Dati che non sono solo indicatori economici, ma che rappresentano un termometro delle abitudini di acquisto dei consumatori italiani.

«Il settore dell’Ho.Re.Ca. costituisce una componente strategica dell’economia reale italiana, genera occupazione e offre servizi essenziali. Il suo è un ruolo fondamentale di presidio territoriale e di coesione sociale, con il fuori casa che si conferma una risorsa strategica da valorizzare per l’economia, il lavoro e la qualità della vita del Paese – ricorda Antonio Portaccio, presidente Italgrob -. Oggi il mercato attraversa una fase di stallo strutturale: la frequentazione dei locali è in calo, mentre il giro d’affari complessivo risulta in crescita. Il denominatore comune è noto: crisi, inflazione, aumento del costo della vita. Come settore siamo pronti a confrontarci su politiche fiscali e regolatorie che sostengano le Pmi, incentivino investimenti in sostenibilità e digitalizzazione, riducano il carico burocratico. Al contempo, non è più rinviabile la creazione, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di un albo speciale per i distributori Ho.Re.Ca., con il riconoscimento formale del ruolo svolto all’interno della filiera. Se sapremo valorizzare una risorsa strategica come il fuori casa non avremo semplicemente sostenuto un settore ma rafforzato il Paese».

Un appello risolto ai politici in platea tra cui Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, che ha detto: «l’agroalimentare non è solo un fatto economico: ha anche un forte valore sociale. Le dinamiche al ribasso dei consumi rischiano di creare una filiera che penalizza chi ci lavora. Al contrario, dobbiamo puntare a una filiera in crescita, capace di generare occupazione, professionalità, valore e ricchezza» mentre Giorgio Salvitti, delegato dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha aggiunto: «L’aumento dei prezzi, dovuto in larga parte ai costi energetici, resta un tema centrale e richiede interventi ancora più incisivi. Tuttavia, le misure fiscali e regolatorie adottate stanno consentendo di contrastare il carovita e l’inflazione, recuperando terreno rispetto agli anni precedenti e generando effetti concreti sull’economia reale».

Per quanto riguarda il prossimo futuro Marco Colombo, Emea Analytics Svp Circana, spiega come «La capacità di previsione della domanda e l’adattabilità al nuovo contesto diventano fattori critici di successo. Non sono da sottovalutare i segnali di positività di alcune categorie – come energy drink, bevande gassate per mixology, aperitivi alcolici – e le tendenze salutistico-funzionali dei segmenti low/no alcohol in birra, spirits e vino, che continuano a espandersi: un fenomeno trainato soprattutto dai consumatori 18–34 anni, più aperti a opzioni meno alcoliche e attente al benessere. Le aspettative per il 2026 sono di una crescita marginale a volumi e consolidamento di fatturati con inflazione sotto il punto percentuale nel canale».

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