Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny, ne era sempre stata convinta: l’oppositore russo morto in un campo di prigionia due anni fa é stato assassinato dallo Stato russo con una “rara tossina”. Un’ipotesi sin dall’inizio sostenuta dalla donna e ora confermata anche dai governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi in una dichiarazione congiunta a margine della Conferenza di Monaco.
“Gli scienziati di cinque Paesi europei lo hanno accertato: mio marito è stato avvelenato con epibatidina, una neurotossina, uno dei veleni più letali sulla terra”, scrive Navalnaya su X. Per poi precisare che “questo veleno si trova sulla pelle della rana freccia dell’Ecuador. Causa paralisi, arresto respiratorio e una morte dolorosa”.
La rana freccia
Per quanto piccola e dai colori sgargianti, la rana freccia é uno degli animali più velenosi presenti in natura.
Appartenente alla famiglia delle Dendrobatidae e al genere Dendrobates, i suoi esemplari sono diffusi però lo più nelle foreste pluviali dell’America Centrale e Meridionale. Con una dimensione che oscilla tra i 2 e i 6 centimetri, gli anfibi (soprannominati anche «rane dal dardo velenoso») prendono il nome da un loro antico utilizzo: alcune popolazioni indigene sudamericane si servivano delle tossine estratte dalla pelle per avvelenare le punte delle frecce destinate alla caccia.
L’epibatidina, neurotossina che secondo cinque Paesi europei ha ucciso Alexei Navalny in una colonia penale in Siberia, è sintetizzata dalla famiglia dei dendrobatidi, note come rane freccia, originarie del Sud America. Questi anfibi si distinguono per essere i vertebrati più velenosi conosciuti, più di qualsiasi specie di serpente. Il siero letale si trova sulla pelle e ricopre il corpo come una sottile pellicola di liquido, che conferisce un aspetto brillante ai colori già vivaci.
La rana freccia dell’Ecuador (Ansa)
Le comunità indigene dell’Ecuador raccolgono il veleno e lo utilizzano per la caccia. L’epibatidina agisce infatti sul sistema nervoso, provocando paralisi muscolare e arresto respiratorio, con effetto mortale. A caratterizzare la rana freccia sono le piccole dimensioni – si parla di pochi centimetri – e i colori intensi, dal rosso all’arancione, al giallo fino a un blu elettrico che le rende difficile nascondersi o mimetizzarsi. D’altra parte – spiegano gli scienziati – le tossine non sono di sintesi propria, ma vengono acquisite col consumo di insetti che contengono alcaloidi tossici.
Un recente studio, condotto dalla ricercatrice Aurora Álvarez- Buylla dell’Università di Stanford e dal suo staff, ha scoperto un sofisticato meccanismo che permette alle rane freccia di gestire gli alcaloidi tossici senza restarne vittime. Si tratta di specifiche proteine che fanno da antidoto naturale e si trovano disciolte nel plasma sanguigno: sono le serpine, un’ampia classe di sostanze che funzionano principalmente come inibitori delle proteasi seriniche, enzimi coinvolti in vari processi fisiologici, tra cui la coagulazione del sangue, la risposta immunitaria e l’infiammazione.








