Dai rifiuti tessili, ai filati senza alcuna tracciabilità. Tra porti e magazzini, è scattata la stretta con controlli e, in qualche caso, sequestri. L’ultimo, in ordine di tempo è quello al porto di Napoli dove i funzionari dell’Ufficio Agenzia Dogane e Monopoli di Napoli, assieme ai militari del Comando Provinciale della
Guardia di Finanz hanno sequestrato diversi container, destinati in Nigeria, contenenti 1,3 tonnellate i rifiuti tessili, classificati come rifiuti speciali non pericolosi, che, «sulla base della documentazione accompagnatoria, avrebbero dovuto contenere, invece, oggettistica da rigattiere».
I controlli ai container
Nel corso dell’operazione sono state denunciate anche due persone. Il sequestro è scattato dopo una serie di controlli e verifiche in cui i funzionari dell’Ufficio Adm e i Finanzieri hanno individuato sacchi contenenti indumenti, scarpe e borse usate, «provenienti dall’attività di raccolta nei centri urbani, classificabili come rifiuti tessili in quanto non sottoposti ai prescritti processi di selezione e igienizzazione». Non solo.«L’analisi della documentazione esibita dalle parti – fanno sapere dalla Guardia di Finanza con una not – ha consentito di accertare che, le due società che avevano organizzato la spedizione dei contenitori, non risultavano disporre delle necessarie autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti».
Fari accensi anche in altri Paesi Ue
Da tempo Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane hanno acceso i riflettori sul commercio di merce dichiarata di seconda mano, invece di essere classificata come rifiuto tessile. Un fatto sottolineato al termine dell’operazione “Jco Demeter XI” portata avanti per l’Italia dalla Guardia di Finanza e a cui hanno partecipato anche le dogane degli altri Paesi.
A Prato operazione sui filati
A Prato, ma è cronaca dei giorni scorsi, nell’operazione Legal Trade, focalizzata sul controllo delle filiere di importazione dei prodotti di origine extra-UE commercializzati dai rivenditori all’ingrosso del distretto, i militari della Guardia di Finanza, in due punti vendita di un’impresa specializzata nella vendita di filati per l’industria hanno posto sotto sequestro 246.860 rocche di filato per utilizzo industriale della lunghezza di 15 mila metri ciascuna. I pezzi, secondo la ricostruzione dei militari, avrebbero riportato «etichette indicanti unicamente il luogo di produzione (Cina), senza specificare i necessari dettagli riferiti ai soggetti qualificabili come importatore e o distributore della merce, obbligatoriamente previsti dal Codice del Consumo».











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