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Salute

dal prelievo al trapianto, solo 5 ore per salvare gli organi

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 15, 20265 min di lettura
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dal prelievo al trapianto, solo 5 ore per salvare gli organi

E’ la velocità la prima condizione per rendere possibile un trapianto di cuore o di organi in generale. E nel caso del cuore, i tempi sono particolarmente stretti: solo 5 ore possono trascorrere dal momento del prelievo a quello del trapianto nel paziente ricevente. Una corsa contro il tempo che prevede un lavoro d’equipe e una serrata organizzazione. Assicurare il trasporto tempestivo di organi e tessuti, spieganodal Centro nazionale trapianti (Cnt), rappresenta una delle fasi più delicate del complesso processo che porta al trapianto. Infatti, gli organi non possono essere conservati a lungo termine poichè presentano un tempo di ischemia molto stretto e differente per cuore, rene, fegato e polmone. 

Il tempo di ischemia 

Il tempo di ischemia è il periodo durante il quale gli organi o i tessuti sono privi dell’apporto di sangue e di ossigeno e, per questo, possono danneggiarsi. Il tempo di ischemia per cuore  e polmoni va dalle 3 alle 5 ore; per il fegato dalle 5 alle 7 ore; per i reni dalle 12 alle 18 ore. 

Il trasporto degli organi

Dopo il prelievo, nella maggior parte dei casi gli organi -opportunamente conservati – sono trasportati su strada con i mezzi e gli operatori dei servizi di emergenza-urgenza regionali. Si tratta di ambulanze o di auto mediche che portano a destinazione l’organo donato per procedere al trapianto. In altri casi, quando i chilometri da percorrere sono tanti e c ‘è poco tempo a disposizione, gli organi o le equipe per il prelievo viaggiano in aereo, con voli di linea o compagnie private. Un viaggio che si differenzia per i vari organi: cuore e polmoni sono sempre accompagnati da equipe. Il fegato, invece, può viaggiare senza equipe al seguito e solitamente è trasportato in aereo. Il rene, generalmente è trasportato su gomma ma, se le distanze lo richiedono, può viaggiare anche in aereo con voli di linea. 

In alcuni casi, come per la realizzazione dei prelievi e i trapianti di rene in caso di catene cross-over, la Polizia stradale mette a disposizione del sistema la Lamborghini (Urus e Huracan) e i piloti appositamente formati a condurre veicoli ad alta velocità. L’utilizzo di questi mezzi è previsto nell’ambito di un accordo di collaborazione tra la Polizia di Stato e il Cnt. Ci sono poi casi particolari, quando è impossibile attivare voli privati, in cui il Cnt richiede l’intervento della Presidenza del Consiglio dei ministri per attivare un volo di Stato, attraverso la collaborazione con l’Aeronautica militare e il 31/mo stormo. Di recente, il Cnt ha siglato anche un accordo di collaborazione con Trenitalia per il trasporto gratuito a bordo delle Frecce dei campioni di materiale biologico la cui analisi è necessaria per stabilire la compatibilità tra donatore e ricevente prima di ogni trapianto.

Schillaci: “Caso bambino inaccettabile ma il sistema funziona”

Il caso del bambino di Nola a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato “è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità”, ma non deve offuscare il lavoro della Rete trapianti italiana che “rimane un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale che opera con standard di sicurezza elevatissimi”. Lo afferma il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che spiega:  “Ho dato disposizione di inviare gli ispettori perché i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono uno dei compiti prioritari del ministero. Ci troviamo di fronte a un caso particolarmente grave e anche noi facciamo la nostra parte per verificare cosa sia accaduto”.

“E’ una situazione complessa e delicata, che richiede accuratezza. Ci vorrà il tempo necessario. Le nostre verifiche procedono insieme al Centro nazionale trapianti e nei prossimi giorni gli ispettori saranno nelle due strutture di Bolzano e di Napoli”, aggiunge Schillaci che precisa: “Il Ministero sta già esercitando i propri poteri ispettivi. Dobbiamo accertare che i protocolli siano stati rispettati o se c’è stata qualche mancanza in una o più fasi della donazione e del trapianto in questione”.

L’Italia, prosegue il ministro della Salute, è uno dei paesi che fa più trapianti in Europa ma “purtroppo il rischio zero non esiste in nessun ambito della medicina. I trapianti sembrano quasi diventati interventi chirurgici di routine perché, fortunatamente, se ne realizza un numero più alto rispetto al passato, ma comportano procedure ad elevatissima complessità, nelle quali, nonostante l’alta competenza garantita dai professionisti dei nostri centri, il rischio di insuccesso è da tenere in considerazione. Da quando è stato attivato il Sistema informativo trapianti, cioè dal 2002, sono stati eseguiti e tracciati oltre 84 mila interventi, con una sorveglianza costante su tutti gli eventi avversi, anche minimi, e quello che è avvenuto è senza precedenti. Anche davanti a questa tragedia il sistema ha saputo reagire prontamente, attivando subito la ricerca del nuovo organo – sottolinea Schillaci – . La Rete trapianti italiana rimane un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale che opera con standard di sicurezza elevatissimi: di questo devono essere sicuri sia gli 8mila pazienti che sono in attesa di un organo, sia tutti i cittadini che scelgono di dare il proprio consenso alla donazione, senza la quale nessun trapianto è possibile”.”La sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute”, ribadisce il ministro della Salute che puntualizza: “Questa vicenda mi ha colpito profondamente e stiamo facendo tutto il possibile. Sono vicino ai genitori che stanno vivendo questa tragedia con grande forza e dignità”.

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