In Italia il potere continua ad assomigliare a un club esclusivo per uomini. A certificarlo non è una valutazione ideologica, ma i numeri del Rendiconto di genere dell’INPS, che fotografano un sistema economico e sociale ancora profondamente sbilanciato.
Il primo indicatore è il mercato del lavoro. Il tasso di occupazione femminile si ferma al 53,3%, a fronte del 71,1% maschile. Un divario di quasi 18 punti percentuali che colloca l’Italia stabilmente in fondo alle classifiche europee. Ancora più significativo è il dato sull’inattività: oltre il 42% delle donne non solo non lavora, ma ha anche smesso di cercare un impiego. Una rinuncia che affonda le radici in fattori culturali e strutturali: la persistente aspettativa sociale che assegna alle donne il ruolo primario di madri e caregiver e la cronica carenza di servizi pubblici adeguati a sostenere le famiglie.
La carenza dei servizi
Il nodo dei servizi per l’infanzia resta emblematico. Secondo gli ultimi dati disponibili, ogni 100 bambini tra zero e due anni, in Campania sono disponibili appena 13 posti negli asili nido, in Sicilia 14. Numeri che rendono evidente come l’accesso al lavoro, per molte madri, sia di fatto ostacolato dalla mancanza di infrastrutture sociali.
Quando le donne riescono a entrare nel mercato del lavoro, la marginalità assume altre forme. Il 74% delle persone impiegate con voucher o contratti di lavoro occasionale è donna. Una concentrazione che segnala una maggiore esposizione alla precarietà e alla discontinuità contributiva, con effetti che si trascinano lungo tutto l’arco della vita professionale.
Divario retributivo
Il divario si amplia sul fronte retributivo e di carriera. Nel settore privato, il gap salariale supera il 25%. Non si tratta soltanto di stipendi più bassi, ma di un vero e proprio “scippo” di opportunità di crescita. Lo squilibrio nelle posizioni apicali è evidente: appena il 22% dei dirigenti a tempo indeterminato è donna. La rappresentanza femminile ai vertici rimane dunque minoritaria, confermando una struttura decisionale prevalentemente maschile.










