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Home » Dalla Silver Economy al rilancio della natalità: così le scelte anti-invecchiamento produrranno fino a 60 miliardi di benefici sociali
Salute

Dalla Silver Economy al rilancio della natalità: così le scelte anti-invecchiamento produrranno fino a 60 miliardi di benefici sociali

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 28, 20265 min di lettura
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Dalla Silver Economy al rilancio della natalità:  così le scelte anti-invecchiamento produrranno fino a 60 miliardi di benefici sociali

Investire nella ricerca sull’invecchiamento genera rendimenti fino al 30%. E’ una delle principali conclusioni del Programma Age-It, il più grande partenariato nazionale sul tema, finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e costituito da 27 enti con oltre 800 esperti delle principali università, enti di ricerca come Cnr, Istat, Inps, Inrca e Neuromed e aziende di rilevanza nazionale.

Un’analisi del rapporto costo-efficacia quantifica in 25 miliardi di euro – nello scenario più conservativo, ma si arriva fino a 60 miliardi – i benefici sociali attesi nei prossimi vent’anni, con un tasso di rendimento interno del 25-35%, superiore ai benchmark convenzionali degli investimenti pubblici. I risultati sono stati presentati a Roma nel convegno “Invecchiare bene in una società che cambia”, organizzato da Age-It (Ageing Well in an Ageing Society), in collaborazione con Inps. «L’invecchiamento non è solo una sfida demografica, ma una questione strutturale che riguarda crescita, coesione sociale e sostenibilità del welfare – ha spiegato la presidente Age-it e Rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci -. Age-It dimostra che investire in ricerca integrata significa costruire oggi le basi per un Paese più consapevole, capace di trasformare un cambiamento profondo in un’opportunità di sviluppo economico e sociale. Ma il meglio deve ancora venire: è in corso di sviluppo una nuova piattaforma chiamata “Gateway to Age-it, uno strumento che consentirà a tutti i portatori di interesse di visualizzare i risultati delle nostre ricerche, resi ancora più facilmente accessibile dall’IA. Da qui anche la nostra istanza di lanciare per l’Italia un Istituto italiano dell’invecchiamento che a fronte di silos oggi non comunicanti promuova e armonizzi invece con un approccio sistemico di sanità pubblica la ricerca multidisciplinare sull’invecchiamento, che faccia tesoro dell’esperienza Age-It e produca un futuro solido per la Silver Economy».

Lo scenario

L’Italia è leader mondiale nell’invecchiamento: quasi il 25% (un quarto della popolazione) ha 65 anni o più, e il 7,7% ha 80 anni o più, con un’aspettativa di vita eccezionalmente elevata – 83,4 anni alla nascita – e tassi di fecondità persistentemente bassi, che hanno raggiunto il minimo storico di 1,18 figli per donna nel 2024. Senza interventi correttivi, entro il 2060 la riduzione della forza lavoro produrrà una diminuzione del tasso di crescita del Pil dello 0,6%. I dati di calo della popolazione in età lavorativa proiettati al 2050 si traducono in 8 milioni di persone in meno in grado di lavorare e in -5,5 mln di lavoratori. Se confrontiamo il tasso di crescita economica pro capite – avvisano da Age-It – nel periodo 2006-2019 (pre Covid) con quello dei prossimi decenni, in assenza di interventi in Italia ci sarà un “ulteriore peggioramento della decrescita”.

Investire “paga”

Per Claudio Lucifora, CdA Age-It, «I dati messi insieme in tre anni di lavoro dimostrano chiaramente che investire in ricerca sull’invecchiamento non è solo necessario, ma economicamente vantaggioso. Con un ritorno del 25-35% e benefici che si estendono per decenni, questo tipo di investimento pubblico rappresenta una scelta strategica per il futuro del Paese».
La premessa degli esperti è però che ci sia un cambio di passo indispensabile a fronte di una sfida epocale davanti alla quale fino a oggi è stato fatto “troppo poco e troppo tardi” (si pensi alla legge 33/2023 su invecchiamento attivo e riforma della non autosufficienza), con un calo della fecondità, con l’aumento dei tassi di dipendenza, con la qualità precaria dell’invecchiamento. «Senza interventi importanti – ha spiegato Lucifora – dovremmo attenderci un generale peggioramento del benessere sociale economico e un aumento delle disuguaglianze. La spesa pubblica per le cure di lungo termine aumenterà nei prossimi decenni dal 2,5% del Pil al 3,2%. Il Programma Age-It nasce proprio per dare una risposta a queste sfide, con azioni di mitigazione, prevenzione e miglioramento anche grazie a tecnologie, riforme e comportamenti».

Benefici tra i 25 e i 60 mld

Il valore economico atteso è stato declinato secondo le proiezioni messe in campo dal partenariato di ricerca in un beneficio annuo atteso per individuo. Tradotto: quanto si riesce ad aumentare il valore di una determinata azione per individuo interessato agli interventi e che dipende: dalla riduzione del rischio e della gravità delle condizioni di una persona al miglioramento dell’efficienza, della produttività e del benessere. Il Programma Age-It It dà risultati molto differenziati e soprattutto spalmati nel tempo per le singole “voci”, che si tratti di ricerca di base che per definizione non ha immediata applicazione oppure di esiti a effetto a breve. Per questo nella valutazione si differenzia tra breve e lungo periodo: mettendo insieme tutti gli indicatori – dalle politiche di fecondità alla costruzione di biomarcatori per capire quali sono i processi dell’invecchiamento fino alle politiche per la Long Term Care, alle politiche di Silver Economy e ai piani di continuità assistenziale post dimissioni dall’ospedale di 2,5 mln di pazienti anziani – si calcola il tasso interno di rendimento a fronte di ogni singolo ambito di investimento.

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