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Home » Dall’Onu aiuti umanitari per 23 miliardi di dollari: ecco cosa devono sapere le aziende che vogliono contribuire
Notizia

Dall’Onu aiuti umanitari per 23 miliardi di dollari: ecco cosa devono sapere le aziende che vogliono contribuire

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 14, 20263 min di lettura
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Dall’Onu aiuti umanitari per 23 miliardi di dollari: ecco cosa devono sapere le aziende che vogliono contribuire

Ventitré miliardi di dollari. È l’ammontare dell’approvvigionamento delle Nazioni Unite nel 2025, con le commesse maggiori che hanno interessato i settori salute, logistica e ingegneria, seguiti dai servizi gestionali per le operazioni umanitarie. Il settore agroalimentare si attesta attorno a 1,6 miliardi. In questo contesto, l’Italia è il 19esimo fornitore dell’Onu per valore dei beni, con un totale di commesse dal sistema delle Nazioni Unite pari a circa 345 milioni di dollari nel 2025 e circa 8000 fornitori registrati nel portale dedicato dell’Onu. I settori principali riguardano i servizi (gestionali e trasporti) seguiti da beni in campo medico-sanitario. Le principali agenzie destinatarie sono FAO (89 milioni), PAM (55 milioni) e IFAD (35 milioni), seguite da UNDP (26 milioni) e UNICEF (15 milioni).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Questi dati sono stati presentati in occasione dell’incontro che si è svolto martedì 14 luglio alla Farnesina dal titolo “Polo romano delle Nazioni Unite – Seminario sulle procedure di approvvigionamento di beni e servizi». L’incontro ha fornito l’occasione per approfondire le modalità di colllaborazione delle aziende italiane alle attività della Fao, del Pam e dell’Ifad.

Tajani: «Italia modello esemplare su Gaza»

«L’impegno umanitario e diplomatico dell’Italia nelle grandi emergenze internazionali, da Gaza al Sudan, si rafforza attraverso una cooperazione sempre più stretta tra istituzioni, agenzie Onu e imprese», ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto all’incontro. «Abbiamo dato un segnale importante di un’Italia che non si gira dall’altra parte, di un’Italia che segue anche le popolazioni che soffrono di più, anche le guerre dimenticate», ha aggiunto il responsabile della Farnesina. Il vicepremier ha rivendicato con forza i risultati delle iniziative umanitarie italiane, sottolineando come «su Gaza veramente siamo stati un modello esemplare», definendolo «il progetto che ha ricevuto il maggior numero di consensi anche a livello internazionale» grazie alla capacità «di parlare sia con gli israeliani, sia con i palestinesi». Un modello che oggi si estende all’Africa subsahariana con il programma “Italy for Sudan”, voluto dal governo «per dare sollievo a popolazioni che sono vittime di una guerra dimenticata». Tajani ha ricordato che «in Sudan siamo stati, credo, il paese che più di ogni altro si è mosso per dare sollievo a popolazioni che sono vittime di una guerra dimenticata. Ne abbiamo parlato, siamo stati protagonisti anche di tante altre iniziative per questo paese che merita di essere assistito, soprattutto meritano le donne e i bambini che sono vittime di questa guerra che continua a fare tanti profughi, che rischia anche di provocare fenomeni migratori non solo verso l’Europa ma anche all’interno del continente africano, oltre a migliaia e migliaia di morti. Quindi il nostro compito è quello di lavorare per la pace, di costruire la pace e di aiutare chi è vittima della guerra. Lo abboamo fatto e lo continueremo a fare attraverso la nostra cooperazione internazionale», ha concluso.

Il filone FAO e PAM

Tornando ai numeri della cooperazione nell’ambito delle Nazioni Unite ed entrando nello specifico, il valore totale dell’approvvigionamento della Fao ammonta a 614 milioni di dollari nel 2025, con spese principalmente nei settori del trasporto e dell’acquisto degli input agricoli. L’Italia risulta tra i principali fornitori dell’organizzazione, con un totale di commesse pari a circa 89 milioni (seguita da Afghanistan e Sud Sudan). Quanto al Pam, il valore totale dell’approvvigionamento ammonta a 3 miliardi di dollari, la gran parte per spese di logistica (1,2 miliardi) seguita da prodotti alimentari.

Di seguito alcune indicazioni che potrebbero essere utili alle aziende interessate a collaborare con Fao, Pam e Ifad:

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