Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Iqvia Solutions Italy S.r.l. per 7 milioni di euro. “La società, parte di un gruppo multinazionale attivo nell’analisi dei dati sanitari e nella ricerca clinica – si legge in una nota – aveva costituito una banca dati con informazioni sulla salute di un milione di pazienti di 800 medici di medicina generale, utilizzata per studi commissionati anche da aziende farmaceutiche”.
“Il provvedimento – scrive il Garante – è stato adottato al termine di un’istruttoria avviata a seguito di accertamenti ispettivi, svolti ad aprile 2025, alla quale è stato riunito il procedimento relativo a una violazione di dati personali notificata dalla stessa società“.
Per il Garante i dati utilizzati “non erano anonimi, come sostenuto dalla società. Il codice associato a ciascun paziente consentiva, infatti, di seguirlo nel tempo. Unito a un patrimonio informativo molto dettagliato (anno di nascita, sesso, diagnosi, sintomi, prescrizioni, esami, vaccinazioni, oltre a dati di localizzazione) rendeva possibile isolare i singoli pazienti e, con mezzi ragionevoli, reidentificarli”.
L’Autorità ha inoltre ritenuto Iqvia “titolare del trattamento fin dalla raccolta dei dati presso i medici. La società ha trattato dati sulla salute senza un’idonea base giuridica e senza informare adeguatamente i pazienti. Non ha definito i tempi di conservazione: i dati risalivano fino al 2001. Non ha effettuato la valutazione d’impatto e non ha adottato misure di sicurezza adeguate. Nella banca dati sono confluiti anche informazioni identificative (nomi, codici fiscali, indirizzi, recapiti) di oltre 3.300 pazienti, di cui più di 3.000 insieme a dati sulla salute”.
“Entro 120 giorni – conclude la nota del Garante – la società dovrà adeguare il trattamento qualora intenda proseguire l’attività, attenendosi alle prescrizioni dell’Autorità. In alternativa l’anonimizzazione dovrà essere effettuata autonomamente dai medici, secondo le garanzie indicate dal Garante. Nel quantificare la sanzione, l’Autorità ha tenuto conto del numero di pazienti coinvolti, della natura dei dati trattati e della cessazione del loro invio da parte dei medici, a partire dal 2023, e della collaborazione prestata dalla società nel corso del procedimento”.











