Il governo ci ripensa e reintroduce la norma che riconosce gli arretrati ai lavoratori con contratti scaduti. Lunedì 18 maggio, nella fase di conversione del decreto sul giusto salario alla Camera, verrà presentato un emendamento che ristabilisce la prima versione del testo, poi modificato prima della promulgazione del decreto.
L’intervento di Durigon
L’iniziativa è stata presa dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che già aveva puntato a quella disposizione in fase di elaborazione della norma. Allora era prevalsa una posizione diversa con il decreto attuale che demanda le decisioni in merito alle parti coinvolte. Ora, secondo le parole del sottosegretario, la questione sembra ricomporsi anche perché l’obiettivo, vista anche la crisi in corso e l’aumento dell’inflazione è la «crescita dei salari».
«È una norma – ha detto Durigon – che avevo già proposto di inserire nel decreto». E su eventuali screzi all’interno della maggioranza e all’esecutivo, ha rilevato come «non credo che ci siano problemi con il ministro Calderone, con i sindacati e con i datori di lavoro. Abbiamo detto no al salario minimo e dobbiamo sostenere il salario dei lavoratori».
Il recupero degli arretrati
Se dovesse passare, il provvedimento assicurerebbe ai lavoratori il recupero del potere d’acquisto. Gli incrementi alle retribuzioni previsti al momento del rinnovo dei contratti scaduti decorrono dalla data della scadenza naturale del precedente contratto. Nei mesi (o anni) che questo non viene rinnovato quindi si matura un arretrato che dovrà essere recuperato.
Pochi rinnovi per il 2026
Per il 2026 comunque, secondo gli ultimi dati rilevati dalla Banca d’Italia sono previsti pochi rinnovi. Le stime della banca centrale indicano come oltre l’80% dei dipendenti sia coperto da contratti validi che rimarranno in vigore per tutto l’anno.











