L’Italia non esce dalla procedura europea per deficit eccessivo. L’Eurostat ha certificato un rapporto deficit/Pil al 3,1% per il 2025, sopra la soglia del 3%. Il governo, nel Documento di finanza pubblica (Dfp) approvato oggi dal Consiglio dei ministri, ha rivisto al ribasso la stima di crescita per il 2026 (dallo 0,7% allo 0,6%) e ha confermato una situazione di “eccezionale difficoltà” legata agli shock energetici provocati dal conflitto in Medio Oriente.
Nel Dfp, che sarà inviato a Bruxelles entro il 30 aprile, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti delinea un quadro realistico ma preoccupato. Per il 2026 il deficit è previsto al 2,9%, in calo al 2,8% nel 2027. Il debito pubblico si attesterà al 138% del Pil nel 2026 e 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028. Pesano ancora fortemente gli effetti residui del Superbonus: 40 miliardi quest’anno e altri 20 il prossimo.
«Siamo in una situazione eccezionale», ha sottolineato Giorgetti. «Parlando con i colleghi europei mi ritrovo spesso a fare il medico nell’ospedale da campo: arrivano feriti da tutte le parti, non li possiamo curare con l’aspirina». E ha aggiunto, citando il vecchio allenatore Vujadin Boskov: «Rigore è quando arbitro fischia». Fino al 28 febbraio 2026 – giorno prima dell’escalation della guerra in Iran – il dibattito sull’uscita dalla procedura Ue lo interessava; «dopo mi ha interessato molto meno».
Il titolare del Mef non esclude uno scostamento di bilancio unilaterale da parte dell’Italia: «Io non lo escluderei», ha risposto a chi gli chiedeva se Roma procederà da sola in Europa. «Quello che secondo me non è accettabile è la rigidità rispetto a un mondo che è completamente cambiato. Non sta in piedi».
Priorità: calmierare i costi dei carburanti
Giorgetti ha indicato come priorità assoluta «tamponare la situazione dell’incremento degli oneri dei combustibili, in particolare per gli autotrasportatori, perché è uno dei driver principali di tensioni inflazionistiche». Ha annunciato che l’esecutivo sta cercando risorse per il Dl Lavoro atteso la prossima settimana in vista del 1° maggio. Proprio il 1° maggio scade la proroga del taglio delle accise sui carburanti: «Valuteremo come proseguire», ha detto.
Riguardo alla prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura – Giorgetti è stato chiaro: «Sicuramente la manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento». Ha anche ammesso che prevedere con precisione l’andamento economico dei prossimi 6-10 mesi è impossibile: «Se pensate che il ministro dell’Economia sia in grado di fare una previsione corretta, mi sa che siete fuori strada. Purtroppo io prendo atto di decisioni che vengono prese ben oltre il governo italiano».
Le critiche dell’opposizione
Le opposizioni non hanno perso tempo. La capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga ha parlato di «immobilismo» e «resa»: «L’assenza di iniziativa si trasforma in una resa». Il M5S è stato ancora più duro: «Emerge nitidamente il profilo di un ministro dell’Economia in difficoltà, non più in grado di governare le crescenti emergenze economiche. Pensi seriamente a dimettersi, ormai non c’è più una politica economica».
Il Dfp certifica quindi un’Italia che cresce poco (0,6% nel 2026 e 2027, 0,8% nel 2028) e che deve gestire un debito ancora molto elevato in un contesto internazionale turbolento. Giorgetti ha chiesto flessibilità all’Europa e ha promesso pragmatismo a casa. Ora tocca a Bruxelles e al Parlamento Europeo decidere se concedere all’Italia lo spazio di manovra che il ministro ritiene indispensabile.











