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Home » Depressione malattia del secolo con +20% di casi: ecco perché la cura parte dall’ascolto dei giovani
Salute

Depressione malattia del secolo con +20% di casi: ecco perché la cura parte dall’ascolto dei giovani

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 6, 20265 min di lettura
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Depressione malattia del secolo con +20% di casi:  ecco perché la cura parte dall’ascolto dei giovani

«Il problema per la mia generazione in questo momento non è tanto eliminare lo stigma perchè – anzi – sugli spazi digitali che abitiamo di più se ne parla forse anche troppo: la salute mentale è diventata un trend e se da una parte questo ha aiutato a diminuire il pregiudizio, dall’altra porta con sè una pericolosa “estetizzazione del malessere” con una tendenza ad auto diagnosticarsi dei disturbi dimenticandosi che parlarne non significa curarsi. Quindi se da una parte mi verrebbe di invitare le istituzioni a considerare gli spazi digitali come luoghi di prevenzione, dall’altra penso che potrebbe essere il classico “cane che si morde la coda” perché chi progetta questi spazi non ha come fine ultimo la nostra salute mentale ma la nostra permanenza maggiore, pensando al profitto. Per la dinamica secondo la quale il social funziona e cioè che mi nutre di contenuti pensati apposta per me che mi danno questo “rush dopaminico” costante, teoricamente sono sempre più portata a rimanere». Spetta all’influencer Sofia Viscardi, youtuber dall’età di 14 anni, squarciare il velo delle teorie che le generazioni precedenti mettono in fila nel tentativo di risolvere lo straziante rebus del benessere psicofisico di tutta la popolazione, ma soprattutto dei nostri figli che in età sempre più precoce manifestano disagio se non vere e proprie patologie. «Salute mentale non significa solo assenza di patologia ma anche capacità di gestire tutto il sovraccarico costante che ci arriva, che ci confonde e che ci impone il confronto continuo con modelli di successo irreali, modificati e filtrati. Tutto questo ci mette sotto pressione e non è utile alla nostra salute mentale. Serve una nuova alfabetizzazione», aggiunge.

Non a caso all’età evolutiva e al difficile passaggio di presa in carico verso strutture e servizi degli adulti è dedicato uno dei cinque capitoli del Piano di azione nazionale sulla salute mentale, messo a punto dal maxi-tavolo di lavoro coordinato dallo psichiatra Alberto Siracusano. Uno strumento di programmazione – appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale – che da qui al 2030 dovrà fare i conti con una realtà tra le più dure sia sul fronte delle carenze di personale sia della necessità di costruire una rete che in team sia formata e pronta a interventi adeguati sul territorio. Con la capacità, come sottolinea lo stesso Siracusano, «di tenere dentro l’azione cruciale del Terzo settore» che in questo ambito è capitanato dalle associazioni dei familiari di pazienti.

Anche mettendo da parte la nota dolente della salute psichiatrica nelle carceri e nelle Rems – cui il Piano dedica ben due capitoli – il lavoro da fare è improbo e anche le risorse con i 240 milioni di euro stanziati dall’ultima legge di bilancio di cui 30 milioni dedicati alle assunzioni sono davvero solo un primo, anche se importante passo. La quota destinata alla salute mentale è da sempre tra le più misere nell’ambito del finanziamento della sanità pubblica.

I numeri

Ora almeno sulla carta si tenta un cambio di passo: se n’è parlato all’incontro organizzato a Roma dal “Cortile dei Gentili” – la Fondazione istituita dal Cardinale Gianfranco Ravasi per unire credenti e non credenti nel confronto sulle grandi sfide contemporanee – e Angelini Pharma. Con un focus sui giovani, all’insegna del motto “Serve prevenzione e dialogo”.
I numeri parlano chiaro: per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2030 la depressione sarà la principale causa di disabilità nel mondo ed è già bollata come la “malattia del secolo”, con un incremento del 20% di casi in 10 anni. In Europa i sintomi depressivi colpiscono il 24% della popolazione under 25 e il suicidio rappresenta la seconda causa di morte. Giovani che devono confrontarsi, sottolineano gli esperti, con il costante e veloce cambiamento dei propri contesti di riferimento e che nello stesso tempo sono esposti alla realtà pervasiva – spesso distorta – dei social network, il cui uso incessante rischia di trasformarsi in un potente amplificatore di isolamento e sofferenza.

Sinergie in campo

A fronte di un malessere dilagante ma troppo spesso trasparente e rispetto al quale le istituzioni, la società nel suo complesso e le famiglie non sono adeguatamente attrezzate – anche per la difficoltà di interpretare i nuovi modi di esprimersi, di comunicare e di abitare il mondo digitale dei loro figli – in salute mentale è necessario investire con un lavoro di squadra. Ognuno per il proprio ruolo: «Come Industria, abbiamo un duplice dovere – avvisa il Ceo di Angelini Pharma Sergio Marullo di Condojanni -: promuovere la consapevolezza per rimuovere le resistenze culturali alla cura del disagio psicologico e investire in ricerca e sviluppo per dotare i professionisti sanitari degli strumenti necessari per favorire il benessere della popolazione e della comunità. Pubblico, privato e società civile devono lavorare in sinergia, perché nessuno può vincere questa sfida da solo: è con questo spirito che abbiamo voluto organizzare insieme al Cortile dei Gentili questo evento, convinti che la salute mentale dei giovani sia l’investimento strategico più urgente per il futuro dell’intera società».
Per il cardinale Ravasi, «la salute mentale è una delle grandi sfide culturali e sociali del nostro tempo, perché tocca il cuore stesso della persona, delle sue relazioni e del suo futuro, soprattutto nelle giovani generazioni. Solo attraverso un dialogo aperto e plurale possiamo trasformare il disagio in occasione di consapevolezza, cura e speranza».

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