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Home » Dermatologia piena, pronto soccorso vuoto: le specializzazioni più e meno amate dai medici
Salute

Dermatologia piena, pronto soccorso vuoto: le specializzazioni più e meno amate dai medici

Sala StampaDi Sala StampaOttobre 8, 20264 min di lettura
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Dermatologia piena, pronto soccorso vuoto: le specializzazioni più e meno amate dai medici

La fuga dei camici bianchi dalla Sanità pubblica inizia subito dopo la laurea in Medicina. Quando i giovani medici devono decidere la specializzazione da seguire – un percorso formativo di 3-5 anni inevitabile per fare la pratica clinica – in molti snobbano tutte quelle carriere che hanno come sbocco professionale l’ospedale pubblico. Per molti neo dottori meglio infatti scegliere quelle specializzazioni che prevedono la possibilità di lavorare nel privato con guadagni spesso molto più alti del solo stipendio del Servizio sanitario. Un trend che dura da anni e che sembra intensificarsi ancora di più quest’anno come dimostrano i dati sulle scelte – arrivate ieri – del nuovo bando nazionale per le specializzazioni mediche che quest’anno ha messo in palio 15503 borse per i laureati in Medicina con ben una su quattro che non è stata assegnata (il 24,9% contro il 17% dell’anno scorso).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una borsa su quattro resta vuota

Una fuga tra l’altro che continua anche dopo quando i medici lavorano in ospedale visto che secondo gli ultimi dati per la prima volta il numero delle dimissioni volontarie dalla Sanità pubblica hanno superato quelle dei pensionamenti. Una emorragia che non fa altro che peggiorare il carico di lavoro di diversi reparti, a partire dai pronto soccorso che guarda caso continuano ad essere tra le specializzazioni mediche (emergenze-urgenza) meno scelte dai giovani medici: quest’anno sono state assegnate solo la metà delle borse a disposizione e cioè 515 su 1020 totali. I dati – raccolti da Als Anaao giovani per il Sole 24 Ore – e che nei prossimi giorni potrebbero vedere alcuni piccoli aggiustamenti migliorativi, tra scorrimenti e seconde scelte, vedono questa spaccatura evidente legata alle possibilità di guadagno troppo poco attrattive nel Ssn: tra le specializzazioni meno scelte – con posti non assegnati che vanno dal 50% all’87% – ci sono quelle per diventare microbiologi e virologi (passati del tutto di moda dopo il Covid), ma anche farmacologi, patologici clinici, radioterapisti, medici di cure primarie o palliative che lavorano in gran parte nel settore pubblico e come detto medici dei pronto soccorso. Ma anche il chirurgo perde sempre più appeal forse per i rischi di cause penali e richieste di risarcimenti.

Il privato attira di più

Al contrario sono gettonatissime altre specialità dove i posti sono già quasi esauriti (tra il 99% e il 90%) come quelle per diventare dermatologi, oftalmologi, chirurghi plastici, cardiologi, pediatri o ginecologi dove l’attività privata può diventare molto remunerativa. «Si conferma una evidente dicotomia – sottolinea Giammaria Liuzzi, vice segretario Anaao – i giovani medici scelgono in maniera prioritaria le specializzazioni con sblocco totale o preferenziale verso il privato, rispetto alle specialità ospedaliere, prime tra tutte la medicina di emergenza. Occorre un cambio di paradigma che metta al centro lo specialista del domani con una riforma della formazione medica che metta fine all’esodo dagli ospedali già durante la specializzazione».

Gli incentivi non bastano

In realtà il ministro della Salute Orazio Schillaci già nella manovra 2025 ha aumentato di circa 100 euro in media l’importo delle borse – soprattutto quelle meno scelte – che viaggiano intorno ai 1700-1800 euro al mese, ma l’incentivo per ora non sembra aver sortito effetto. E anche nella legge di Bilancio ora in preparazione Schillaci spera di spuntare almeno un miliardo per incentivare il personale: 500 milioni per assunzioni e liste d’attesa, 150 milioni per le indennità di infermieri e personale e 350 milioni per potenziare l’indennità di esclusiva dei medici e cioè la voce dello stipendio che premia chi “giura fedeltà” al Ssn e non lavora anche per il privato. Ieri c’è stata anche la firma nei tempi del nuovo contratto dei medici (si veda articolo a fianco), ma per il segretario di Anaao Pierino di Silverio «non è un punto d’arrivo»: gli occhi sono infatti puntati sulla manovra per «dare risposte economiche concrete ai medici e ai dirigenti sanitari. Senza investimenti adeguati sul personale nessuna riforma potrà fermare la fuga dal Servizio sanitario pubblico». Mentre il Gimbe ieri ha segnalato come il Ssn avrebbe perso 18,8 miliardi di finanziamenti sul Pil dal 2023 al 2026.

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