Sono passati 13 mesi da quando la ministra del Turismo Daniela Santanchè arringò il Parlamento con una borsa di Hermès in bella mostra, usando il riferimento agli accessori firmati come simbolo di una vita “esposta” e “senza paura”. Era il 25 febbraio 2025, e il contesto era quello, concitato, relativo alla discussione e al voto sulla mozione di sfiducia individuale contro di lei alla Camera dei deputati.
Oggi le agenzie riportano i passanti intorno a via di Villa Ada, sede del ministero, chiedono ‘si è dimessa?’ e ancora ‘Ammazza che resistenza’ dice alla romana un altro.
La questione delle dimissioni di Santanchè è ormai in piedi da mesi, la ministra aveva dichiarato davanti all’Aula che non intendeva fare alcun passo indietro, aggiungendo però una clausola esplicita: si sarebbe dimessa solo se a chiederglielo fosse stata “la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”. Questa frase è stata ripresa più volte come una sorta di “patto” politico: finché Meloni tace, la ministra resta.
Ma ieri qualcosa è cambiato, perché è stata proprio la premier ad aver “auspicato” un passo indietro della ministra del Turismo in una nota pubblica, praticamente un inedito nella storia della Repubblica, come ricordano oggi diversi quotidiani.
Dopo il pubblico auspicio di Meloni attraverso la nota di Palazzo Chigi per delle dimissioni di Santanchè, sul modello di quanto già avvenuto con il sottosegretario Andrea Delmastro e il capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, la ministra a stretto giro ha dichiarato attraverso una nota del suo ministero che oggi si sarebbe trovata al suo posto di lavoro regolarmente.
I guai giudiziari: Visibilia, falso in bilancio e truffa all’Inps
Sul piano giudiziario, la situazione di Santanchè è complessa e stratificata, con due procedimenti principali che la vedono coinvolta a Milano. Il primo riguarda la società Visibilia, fondata e gestita dalla ministra fino al 2021, su cui la Procura l’ha iscritta nel registro degli indagati per presunto falso in bilancio e per un’ipotesi di bancarotta; nel 2025 il Tribunale di Milano l’ha rinviata a giudizio sul capo di falso in bilancio, mentre l’istruttoria sulla bancarotta resta in corso.
Il secondo filone è quello della cosiddetta “truffa Covid” ai danni dell’Inps, legato alla gestione della cassa integrazione della Visibilia: la Procura ha chiesto l’udienza preliminare e, dopo la conferma della competenza da parte della Cassazione, il giudice di Milano ha fissato l’udienza del 26 marzo per decidere se rinviare nuovamente a giudizio la titolare del Turismo.
Una regolare giornata di impegni ministeriali
È certo che a causa dei vari incontri di questa mattina non parteciperà alla presentazione del libro “Il Paese delle tradizioni” alla sala stampa della Camera dei Deputati alle14.30 con Beppe Convertini. A quanto si apprende però già nei giorni scorsi la ministra aveva previsto di non andare e l’appuntamento non era in agenda già da ieri mattina. All’esterno del ministero intanto continua a esserci un gruppo di giornalisti, lei è arrivata questa mattina poco dopo le 10 senza rispondere alle domande. “Seguirà le indicazioni della presidente del Consiglio”, ha assicurato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan parlando in Aula. “Tutte e tre le questioni – ha aggiunto tra le protreste delle opposizioni – Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, sono estranee all’attività del governo, sono situazioni personali che non hanno nulla a che fare con la vita del governo”. Anche il portavoce di Fi, Raffaele Nevi, a RaiNews24, si è detto “convinto che alla fine la Santanchè si dimetterà. Rimaniamo garantisti e la consideriamo ancora innocente, ma se si dimette per sensibilità politica ed evitare che non si parli di altro fa un servizio alla serenità con cui il governo deve andare avanti”.
Le opposizioni presentano mozione di sfiducia
Intanto le opposizioni (Pd, Avs, M5s, Azione, Iv e Più Europa) hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè alla Camera e l’eventuale calendarizzazione del documento sarà sicuramente oggetto della conferenza dei capigruppo di oggi prevista alle 14 a Montecitorio.
Per la capogruppo del Pd Chiara Braga “Meloni in Aula non può far finta di niente. Quel che è successo in questi giorni, quel risultato al referendum segna una dura sconfitta del suo governo”, “c’è una crisi politica evidente e lei ha il dover di venire in Aula“, “non possiamo accontentarci di quelle dimissioni tardive”.
Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera del M5s,punta il dito contro “con la ministra Santanchè, da tre anni diciamo che è indecente” che stia là, “ora pensate di cavarvela con queste dimissioni” ma “siete un sistema e la cosa bellissima è che vi hanno detto NO”.
Matteo Richetti (Azione) ha sottolineato: “Non ricordo un momento negli ultimi 15 anni in cui le opposizioni devono dare una mano alla premier per liberarsi di una ministra. Abbiamo presentato una mozione di sfiducia. Ma perché accade il giorno dopo il referendum?”.
“Meloni ieri ha fatto rotolare delle teste ma a noi sembra che sia il governo che abbia cominciato inesorabilmente a rotolare – le parole di Riccardo Magi di Più Europa -. Venga in Aula a spiegarci cosa stia succedendo nel governo e cosa intende fare”.
Per Roberto Giachetti di Iv “adesso ci troviamo con Meloni che chiede le dimissioni in modo surreale. Ma dove sono finite le regole della politiche e dignità?”.











