Dopo il rinvio della scorsa settimana, slitta ancora il decreto Bollette, che sarebbe dovuto approdare giovedì 5 novembre sul tavolo del Consiglio dei ministri. Salvo imprevisti, il nuovo testo dovrebbe andare alla prossima riunione di Palazzo Chigi, in agenda lunedì prossimo, ma il condizionale è d’obbligo.
Perché l’ulteriore supplemento di riflessione attorno al provvedimento, che introduce un tetto al prezzo del gas utilizzato dalla generazione termoelettrica sul modello del Tope spagnolo, dovrà servire a superare anche gli ultimi ostacoli e ad assicurare, come sollecitato ieri dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la riunione a Palazzo Chigi, una ulteriore interlocuzione con Bruxelles, che ha l’ultima parola sul provvedimento, per garantire un perfetto allineamento.
Pichetto Fratin deciso a portare il Dl al prossimo Cdm
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ieri ha svolto un’accurata relazione sul Dl, è deciso a portare al prossimo Cdm il testo illustrato ieri. Il provvedimento riconosce, a fronte del tetto, un rimborso del costo del gas utilizzato per la produzione termoelettrica e pari al differenziale tra il prezzo del metano al Ttf (dove ieri viaggiava attorno ai 90 euro per megawattora) e il valore soglia di 58,9 euro per MWh negoziato con la Commissione Europea. Una parte del costo viene posto a carico dei clienti che hanno contratti a prezzo variabile. Il resto rimane a carico dei produttori, che riceveranno un parziale ristoro. Tale rimborso, secondo la formulazione messa a punto dai tecnici del ministero che hanno lavorato per individuare una non facile quadra, sarà riconosciuto sia ai produttori termoelettrici sia agli autoconsumatori di energia elettrica che utilizzano gas naturale e gas derivati. Il compito di stabilire l’entità effettiva è delegato all’Arera secondo criteri prestabiliti, in linea con la normativa Ue anche per evitare inversioni dei flussi transfrontalieri. Nel decreto è però specificato che tale rimborso non può superare i 15 euro a MWh. Quest’impianto non è ritenuto soddisfacente dai produttori.
La premier Meloni ha chiesto un parere dell’Arera
Ieri la premier ha chiesto che fosse sentita l’Arera prima di varare il decreto e che ci si assicurasse di evitare deviazioni rispetto al percorso indicato da Bruxelles. La Commissione, nell’accordare il proprio via libera alla nuova soluzione proposta dall’Italia, ha ribadito che il costo della copertura deve gravare solo sui consumatori-beneficiari della stessa, cioè quelli che sono esposti al prezzo spot dell’energia elettrica, escludendo, dunque, gli utenti che hanno contrattualizzato l’energia a prezzo fisso prima dell’entrata in vigore della misura stessa.
Binario stretto
Un binario molto stretto che, se aggirato, è il timore rimarcato ieri nel corso della riunione a Palazzo Chigi, rischia di provocare un nuovo stop al Dl. Sul quale si sono registrati ieri anche i dubbi della Ragioneria generale dello Stato su un’altra norma, quella che prevede la vendita del gas stoccato da Gse e Snam durante la crisi seguita all’invasione russa in Ucraina nel 2022 per calmierare i costi delle aziende più esposte al caro energia. Snam ha venduto quel gas e versato il ricavato alla Csea (Cassa per i servizi energetici e ambientali) entro il 30 settembre. Il nuovo articolo 9 del Dl stabilisce che l’Arera dovrà utilizzare questi fondi per abbassare le tariffe nel 2027: così come è scritta, però, secondo i tecnici del Tesoro, la norma determinerebbe una entrata per lo Stato nel 2026 e una uscita non coperta nel 2027 con un disallineamento di finanza pubblica, che potrebbe impattare sul percorso di rientro dalla procedura per deficit eccessivo che il governo conta di chiudere nel 2027. Secondo la Ragioneria, la norma deve garantire che l’impiego delle risorse versate alla Csea avvenga nel medesimo esercizio finanziario di acquisizione delle stesse. Una richiesta chiara che i tecnici dovranno ora mettere a terra all’interno del provvedimento per eliminare qualsiasi rischio.











