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Home » “Dormirci sopra” aiuta davvero a risolvere i problemi: così il sogno accende il cervello
Salute

“Dormirci sopra” aiuta davvero a risolvere i problemi: così il sogno accende il cervello

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 14, 20264 min di lettura
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“Dormirci sopra” aiuta davvero a risolvere i problemi: così il sogno accende il cervello

Premessa. Non sappiamo con sicurezza se si tratti solo di intuizioni oniriche o di veri e propri “passaggi” dirimenti nel percorso della scienza. Ma è certo che, almeno in chiave aneddotica, la luce di alcune grandi scoperte non si sarebbe accesa in laboratorio, ma durante il sonno. E più in particolare quando il protagonista, assillato da questioni apparentemente irrisolvibili, ha trovato la soluzione tra le braccia di Morfeo. Ebbene, oggi la ricerca conferma che grazie a suoni studiati a tavolino capaci di “spingere” le persone a ricordare il bisogno di risolvere uno specifico problema “diurno” si potrebbe effettivamente migliorare la performance decisionale e la soluzione della questione. Il motivo? Agendo nella fase REM del sonno, quella in cui ci sono movimenti oculari e si possono avere sogni lucidi, si possono offrire stimoli efficaci attraverso un metodo scientifico, la riattivazione mirata della memoria (TMR), che si applica proprio grazie agli stimoli sonori.

Ad indicare questo percorso, confermando che “dormirci sopra” può aiutare la creatività e l’intuizione, è uno studio condotto dagli esperti della Northwestern University, coordinati da Ken Paller (primo nome Karen Konkoly), apparso su Neuroscience of Consciousness.

Raddoppia la capacità di risolvere i problemi

Lo studio ha preso in esame 20 persone (quindi un campione davvero limitato) che avevano avuto esperienze di sogno lucido, dunque erano consapevoli di sognare. Questi soggetti, in laboratorio, hanno cercato di risolvere una serie di rompicapo entro un limite di tempo di tre minuti ciascuno, ognuno con una propria colonna sonora. Poiché le soluzioni ai test erano difficili da trovare, nella maggior parte dei casi non si è trovata la soluzione. A quel punto si è proceduto con il monitoraggio del sonno, attraverso polisonnografie: nel corso delle fasi REM, in cui si sogna, sono state presentate le colonne sonore di metà dei test, per riattivarli selettivamente grazie alle sette note. Diversi partecipanti hanno eseguito segnali concordati prima di dormire per indicare che avevano udito i segnali presentati e che stavano lavorando sui rompicapi corrispondenti nei loro sogni. Dopo il risveglio, i partecipanti hanno raccontato ai ricercatori i loro sogni. Molti sogni includevano frammenti o idee tratte dagli enigmi, ma in 12 dei 20 partecipanti, i sogni facevano riferimento agli enigmi specifici suggeriti da segnali sonori più spesso rispetto a quelli che non lo erano. Questi individui hanno successivamente trovato la soluzione corretta agli enigmi riattivati più spesso rispetto agli altri, aumentando la loro capacità di problem-solving dal 17 al 42%.

In cerca di soluzioni

La ricerca dimostra che grazie a suoni capaci di ricordare una precedente esperienza di risoluzione di un enigma specifico, appunto il metodo della riattivazione mirata della memoria o TMR, si possono migliorare le prestazioni. Questo non significa che l’osservazione sia trasferibile tout court su tutte le persone e non può offrire la prova definitiva che sognare un enigma specifico aumenti la probabilità di risolverlo al risveglio. Altri fattori, come la curiosità per la risposta a un particolare enigma, potrebbero influire sui risultati. ma certo lavorare sull’ingegneria del sonno per favorire pensieri creativi potrebbe aver significato. Lo conferma in una nota dell’Università lo stesso Paller: “molti problemi nel mondo di oggi richiedono soluzioni creative. Imparando di più su come il nostro cervello è in grado di pensare in modo creativo, di ripensare e di generare nuove idee creative, potremmo essere più vicini alla risoluzione dei problemi che vogliamo risolvere, e l’ingegneria del sonno potrebbe essere d’aiuto”.

Importante studiare il sonno

Detto che le caratteristiche dello studio (campione molto piccolo e su persone “addestrate”) non consentono di trarre conclusioni definitive e che comunque l’effetto di “raddoppio” della capacità di risolvere enigmi e problemi si è osservato in chi effettivamente ha ottenuto questo risultato sognando (e non in tutti i partecipanti, la ricerca offre spunti di grande interesse. “L’indagine si aggiunge agli studi sul sonno che cercano di intervenire sul riposo per modificare processi cognitivi – commenta Gianluca Rossato, Responsabile del Centro medicina del sonno presso l’Ospedale Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. In questo caso si è puntato sull’uso uso combinato di sogni e stimoli sonori per migliorare capacità cognitive e creative. Soprattutto la ricerca conferma che di fronte ad un problema dormirci sopra è sempre utili, anche in chiave scientifica: il sonno aiuta a prendere distanza dalle sfide del pensiero, a consolidare informazioni, integrare elementi, a fornire una visione differente”. Insomma: si prosegue sulle linee di ricerca che indagano su sonno e fase REM proprio per studiare la ristrutturazione creativa. “Ma non abbiamo informazioni sufficiente per arrivare ad una soluzione – conclude Rossato. Quello che possiamo dire è che è importante garantire ad ogni persona un sonno sufficiente e regolare e che riconoscere i disturbi del sonno stesso è fondamentale per mantenere il cervello in salute, visto che il sonno profondo permette di ripulire cervello da tossine e di contrastare il rischio di malattie neurodegenerative”.

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