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Home » È allarme per il trasporto ferroviario merci: il settore rischia di scivolare ai livelli del 2015
Economia

È allarme per il trasporto ferroviario merci: il settore rischia di scivolare ai livelli del 2015

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 29, 20263 min di lettura
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È allarme per il trasporto ferroviario merci: il settore rischia di scivolare ai livelli del 2015

È allarme per il trasporto ferroviario delle merci in Italia. Il traffico complessivo, nel primo semestre 2026, registra un calo dell’8,1% sul gennaio-giugno 2025 (persi oltre due milioni di treni/km). Già nel 2025 la riduzione era stata del 3,5% rispetto all’anno precedente, segnando il terzo calo annuale consecutivo. Gli operatori del settore non intravedono, almeno nel breve e medio periodo, segnali di ripresa. Fermerci, l’associazione che rappresenta oltre l’80% delle compagnie cargo attive in Italia, stima che se l’andamento registrato nei primi sei mesi dell’anno dovesse proseguire anche nel secondo semestre, il 2026 potrebbe chiudersi con una perdita superiore a 4 milioni di treni/km rispetto allo scorso anno, portando il settore intorno ai 45 milioni di treni/km e riportando i volumi di traffico ai livelli del 2015. Rispetto ai 53,8 milioni registrati nel 2021, significherebbe una perdita complessiva prossima ai 9 milioni di treni/km in cinque anni.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il quadro del trasporto ferroviario delle merci in Italia si commenta da solo. Un settore al centro delle strategie di sostenibilità dell’Unione europea, che punta a trasferire quote crescenti di merce dalle strade alla ferrovia per decongestionare la rete viaria e tagliare le emissioni, ma che sul campo si scontra con una realtà del tutto diversa. E proprio alle istituzioni nazionali ed europee le associazioni di categoria lanciano un appello per ottenere risorse e misure a sostegno del trasporto ferroviario merci e delle politiche di sostenibilità ambientale, anche sotto forma di indennizzo.

La causa principale del crollo, secondo Fermerci, è da individuare nelle numerose interruzioni della rete ferroviaria legate ai lavori di potenziamento infrastrutturale finanziati dal Pnrr, che impongono lunghe deviazioni e maggiori costi di produzione. Si tratta di interventi necessari destinati a migliorare la capacità e le prestazioni della rete, che tuttavia stanno producendo un impatto pesantissimo sull’operatività delle imprese ferroviarie merci. Dice Clemente Carta, presidente di Fermerci: «Il timore degli operatori è che al termine dei lavori l’Italia disporrà di una rete ferroviaria più moderna, ma di un settore merci drasticamente ridimensionato, non più in grado di sostenere gli obiettivi industriali e ambientali dell’Italia e dell’Europa, mentre invece dovrebbe essere posto al centro del sistema logistico. Nonostante i proclami – prosegue Carta – le imprese continuano a non ricevere misure di sostegno adeguate: incentivi sottodimensionati, strumenti definanziati anche a investimenti già avviati e complessità burocratiche che ne ostacolano l’attuazione».

Per Fermerci è urgente intervenire con un piano pluriennale di rilancio, che accompagni le imprese in questa fase e impedisca un ulteriore arretramento del trasporto ferroviario merci, per evitare che una crisi già evidente assuma carattere strutturale.

Sul piano degli aiuti, la richiesta di Fermerci è una: continuità. Dal Ferrobonus alla norma merci, fino al contributo nazionale per le tecnologie Ertms, le misure oggi in scadenza o fortemente ridimensionate vanno prorogate e rifinanziate, insieme alla rapida attuazione degli strumenti già previsti. A questo si aggiunge una richiesta trasversale sui tempi: contributi riconosciuti ed erogati con certezza e rapidità, perché il time to market delle misure incide direttamente sulla liquidità delle imprese e sull’efficacia stessa degli incentivi.

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