Nei giorni scorsi è arrivata anche la fibra ottica ultraveloce: è la prima accensione del progetto Intacture, il Data Center nel cuore della montagna in Trentino, il primo (civile) realizzato all’interno di una cava attiva. Il lavoro è stato compiuto da Mynet, primo operatore ad aver attivato qui la propria fibra ottica. Il progetto della posa dell’infrastruttura di connettività – che rappresenta il ponte digitale a collegare il data center al resto del mondo e agli utenti finali – è stato completato a tempo di record: meno di due mesi.
Nei tempi
«Abbiamo accettato una sfida – racconta il direttore generale di Mynet Giovanni Zorzoni – quella di portare la connettività a questa straordinaria infrastruttura in meno di 60 giorni. Il nostro primo sopralluogo risale allo scorso 15 settembre: dopo tre giorni eravamo già operativi». L’operazione ha richiesto la realizzazione di 14 nuovi chilometri di dorsale, e la posa di 4,2 chilometri di fibra (3,5 su strada – dalla dorsale fino all’ingresso al data Center – e 0,68 chilometri all’interno). Così il Data Center è servito da una connettività in fibra ottica di ultima generazione. In questo ambito il NordEst sconta un ritardo pesante: della potenza di calcolo complessiva in Italia, la metà è posizionata nell’hinterland milanese. Ma le Pmi, le banche, gli enti locali, hanno bisogno di prossimità per stoccare in sicurezza i propri dati.
Il progetto Intacture – The Natural Home of Data, avanza con la massima rapidità: finanziato con 18,5 milioni di fondi del Pnrr, «sarà fra le poche eccellenze italiane che taglieranno il traguardo nei tempi, anche considerando la proroga dei termini concessa fino al 30 aprile 2026. Questo margine permetterà di effettuare con ulteriore premura i collaudi ed i test finali degli impianti. Ricordiamo che il bando del Miur è del 2021: da allora l’iter amministrativo ha preso assorbito quasi due anni e solo lo scavo dei vuoti ha richiesto ulteriori otto mesi» spiega Dennis Bonn, consigliere delegato di Trentino Datamine, la società costituita per l’attuazione del progetto Intacture. Si tratta di un partenariato pubblico privato; partecipata al 51% da Tdc Srl (costituita da Covi Costruzioni, Dedagroup Spa, Gpi e Isa) e al 49% dall’Università degli Studi di Trento. Dei 37 milioni di investimento complessivo, 7 sono destinati a strumentazione scientifica con la quale l’ateneo trentino svolgerà qui attività di ricerca avanzata.
La tecnologia
Una infrastruttura all’avanguardia, integrata nel territorio, «che ci auguriamo anche attraverso la ricerca e il trasferimento tecnologico al mondo dell’impresa possa darà dare a chi opera in Trentino opportunità e performance che prima d’ora erano esclusive delle infrastrutture situate in location metropolitane», aggiunge Bonn. Qualche numero: la montagna accoglie oggi una sorta di condominio rovesciato, scavato al suo interno: 14 piani, 28 rampe di scale, la movimentazione di circa 63mila tonnellate di roccia Dolomia (un volume di materiale corrispondente a circa 20 piscine olimpiche).
È già stato inoltre ultimato lo scavo di un’ulteriore galleria di ampliamento, in modo da permettere una rapida espansione dell’infrastruttura una volta raggiunta la saturazione. L’infrastruttura è per oltre l’80% ipogea; questo riduce al minimo il consumo di suolo, garantisce raffreddamento passivo e permette un funzionamento ad alta efficienza energetica, senza consumo d’acqua.In questo contesto 90 milioni di roccia esterna custodiscono la struttura da ogni rischio: sismico, idrogeologico, elettromagnetico, fino ad eventi ostili con droni. E la temperatura è quella memorizzata nelle ere passate, 12 gradi. Le cavità lasciate dai materiali da costruzione estratti creano spazi caratterizzati da un clima naturale ideale già utilizzato per la conservazione di circa 2.5 milioni di bottiglie del brand premium Altemasi Trento Doc. di Cavit, 40mila tonnellate di mele Melinda e 1.200 forme di Trentingrana.










