Dopo un’altra giornata di mercati in altalena, Governo e maggioranza provano a rimettere a punto la strategia per i prossimi passi di politica economica. Nel tardo pomeriggio di giovedì 2 aprile si trovano nello studio della premier Meloni il ministro dell’Economia Giorgetti, i due vicepremier Tajani e Salvini e il leader di Noi Moderati Lupi.
Sul tavolo, fanno sapere da Palazzo Chigi, i contenuti del Documento di finanza pubblica, atteso in consiglio dei ministri dopo Pasqua. Per i numeri definitivi è presto, anche perché molto dipende dall’ultima parola attesa dall’Eurostat sul deficit 2025, indicato fin qui dall’Istat al 3,1 per cento. Ma un fatto è certo: l’obiettivo di disavanzo al 2,8% previsto per quest’anno dal programma di ottobre rischia di rivelarsi archeologico, dopo che un mese di guerra all’Iran ha cambiato radicalmente le prospettive, e i bisogni, dell’economia.
L’ultimo provvedimento “a bilancio invariato” è quello in calendario nella mattina di venerdì 3 aprile in consiglio dei ministri, con altri 500 milioni di euro per prorogare fino al 1° maggio il taglio delle accise e offrire un mese di credito d’imposta (30 milioni in tutto) agli agricoltori sugli acquisti del loro gasolio effettuati a marzo. Ma è impossibile pensare che poi ci si possa fermare.
Restano tutte da costruire le contromisure per il caro energia di imprese e famiglie, dopo che il gasolio da riscaldamento e i combustibili utilizzati dall’industria hanno già registrato rincari anche oltre il 30%; e in uno scenario del genere la strada che riporta il disavanzo 2026 sopra il 3% del Pil sembra obbligata.
Nascono da qui i ragionamenti che Giorgetti già dalla scorsa settimana ha proposto all’Eurogruppo e all’Ecofin sull’esigenza di sospendere i vincoli del Patto di stabilità, alla luce delle «circostanze eccezionali» che secondo le stesse regole Ue permettono di aprire la gabbia dei conti.











