«Assumiamo 50 risorse l’anno, soprattutto giovani. Negli ultimi 6/7 anni siamo cresciuti molto, oggi contiamo 240 addetti e in azienda convivono almeno tre, quattro, generazioni. Nei prossimi cinque anni usciranno per pensionamento diverse figure centrali, manager e tecnici. Per questi motivi abbiamo iniziato ad affrontare il tema del ricambio generazionale. L’obiettivo è non disperdere il patrimonio di conoscenze e competenze specialistiche che esiste al nostro interno». A parlare è Massimo Foresti, ceo di Elettrotecnica Imolese, una società ben radicata in Emilia Romagna (sede legale a Mordano, Imola, e stabilimenti e uffici a San Marino, Sasso Marconi, Sassuolo) che offre servizi alle imprese per quanto riguarda il processo realizzativo industriale nel campo dell’automazione elettrica.
Dottore, quanto è cambiata la sua azienda?
Negli ultimi anni molto. Oggi, come numerose altre aziende del territorio, e penso dell’Italia, ci troviamo a lavorare con persone di età, percorsi professionali, competenze, valori e aspettative differenti, che ogni giorno collaborano per raggiungere obiettivi aziendali comuni. Negli ultimi anni stiamo assumendo moltissimi giovani, anche minorenni, grazie alle positive sinergie costruite con Its Academy, scuole e istituzioni formative del nostro territorio. La sfida, ma anche la strada che stiamo seguendo, è far dialogare competenze umane e tecniche maturate negli anni, esperienza e memoria organizzativa delle persone più senior con l’energia, i nuovi approcci e la familiarità con le ultime tecnologie delle generazioni più giovani.
Ci state riuscendo?
Non ci sono soluzioni chiavi in mano. È un percorso che è stato avviato. Al nostro interno abbiamo creato un team di risorse che dialogano con i più giovani. Lavoriamo molto in squadra. Abbiamo anche trattenuto delle figure professionali uscite per via del pensionamento che continuano a darci una mano in part-time. Ad alcuni colleghi prossimi alla pensione modifichiamo, in accordo con loro, mansioni e ruoli per favorire percorsi di responsabilizzazione e crescita dei colleghi più giovani. Sono stati introdotti momenti di confronto tra responsabili e nuove risorse, per condividere aspettative, obiettivi di crescita e percorsi di sviluppo, sia nella fase iniziale di inserimento sia durante l’evoluzione del percorso professionale. Il motivo è sempre lo stesso: mantenere elevato il livello tecnico dell’organizzazione e favorire il trasferimento delle conoscenze attraverso percorsi strutturati di affiancamento on the job, in cui le figure senior possano accompagnare la crescita delle figure più giovani.
Sono percorsi impegnativi, ma anche lunghi?
Creare una cultura aziendale in cui generazioni diverse riescano davvero a lavorare insieme non è qualcosa che si realizza dall’oggi al domani. Richiede ascolto, confronto e soprattutto la capacità di riconoscere che nessuna generazione possiede tutte le risposte. Ognuna di esse apporta qualcosa di importante: chi ha maturato anni di esperienza custodisce la storia dell’azienda, i suoi valori e le conoscenze costruite nel tempo; chi è arrivato più recentemente porta nuove idee, nuove competenze e un modo diverso di guardare al futuro. Il valore nasce proprio dalla capacità di mettere insieme queste prospettive, creare occasioni di incontro e costruire ponti tra generazioni diverse. Riuscire a farlo significa essere più pronti ad affrontare i cambiamenti, attrarre nuovi talenti, innovare e guardare con maggiore fiducia alle sfide che ci aspettano.

