L’export manifatturiero italiano è cresciuto del 53% tra il 2016 e il 2025, a prezzi correnti, superando la performance della Germania (+33,3%), della Francia (+34,7%) e della Spagna (+51,4%). È uno dei dati presentati nell’analisi di Intesa Sanpaolo al centro dell’intervento di Gregorio De Felice, Chief Economist del Gruppo, al Festival dell’Impresa di Bergamo, nell’incontro «L’industria che resiste».

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Il valore delle esportazioni italiane di manufatti è aumentato di €216 miliardi tra il 2015 e il 2025, circa il doppio dell’incremento registrato nel decennio precedente (€109 miliardi tra il 2005 e il 2015). Nel 2025 le esportazioni manifatturiere hanno raggiunto €611,4 miliardi, mentre il dato complessivo delle esportazioni italiane è stato pari a €643,2 miliardi.

Ha dichiarato Gregorio De Felice: «Negli ultimi venticinque anni l’Italia ha rafforzato significativamente la propria presenza sui mercati internazionali, con una propensione all’export passata dal 25,6% del 2000 al 31,6% del 2025. Particolarmente significativa è la performance del manifatturiero: tra il 2016 e il 2025 le esportazioni sono cresciute del 53%, più di quanto registrato nei principali paesi europei. Un risultato che conferma la competitività del nostro sistema produttivo, fondata sulla qualità delle produzioni, sulla capacità di innovare e sul contributo delle piccole e medie imprese. In una fase segnata da tensioni geopolitiche e rincari energetici, sarà fondamentale continuare a investire in tecnologia e competenze e diversificare i mercati di sbocco».

Gregorio De Felice

Tenuta dell’export nel 2026, ma differenze tra settori

Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni italiane sono aumentate del 5% a prezzi correnti rispetto allo stesso periodo del 2025. Il saldo commerciale ha raggiunto €34,7 miliardi, sostenuto dall’avanzo del manifatturiero (€82,9 miliardi), che ha più che compensato il deficit energetico. Tra i comparti in crescita figurano la filiera dei metalli (+26,4%), l’automotive (+10,4%) e l’elettronica (+5,9%); in calo il mobile (−5,8%).

Inflazione al 3,3% nel 2026, innovazione decisiva per la competitività

La crescita si confronta con pressioni energetiche e un’inflazione che, secondo le previsioni di De Felice, si attesterebbe al 3,3% nel 2026 e al 2,9% nel 2027. Il PIL italiano ha tenuto meglio delle attese nel primo semestre 2026, prima di una fase di stagnazione durante l’estate. Sul fronte strutturale, il 69,2% delle imprese dell’industria in senso stretto ha svolto attività innovative nel periodo 2022-2024: una delle risorse su cui puntare per sostenere la competitività internazionale.

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