Solo un decennio fa sarebbe stato inimmaginabile per un manager dire che avrebbe passato un’estate completamente disconnessa o tutt’al più passando appena mezz’ora, un’ora al telefono o al pc al giorno per lavoro. Nel 2014 lo diceva appena il 4,9%, nel 2019 il 7,9%. Lo scorso anno la percentuale è salita al 12,7%, il triplo del 2014. Il vero balzo però è quello di quest’estate in cui oltre la metà, il 53% dei manager, ha scelto di rimanere disconnessa o di essere reperibile solo per reali emergenze: oltre quattro volte in più dell’anno scorso, oltre 10 volte in più del 2014. E dettaglio nel dettaglio, i meno reperibili sono proprio i manager in rampa di lancio e cioè quelli che hanno tra i 46 e i 50 anni: in questo caso la percentuale dei non reperibili sale di 10 punti, al 63%, secondo la rilevazione di AstraRicerche per Manageritalia (la federazione di dirigenti, quadri ed executive del terziario) che hanno sondato mille manager italiani.
Il valore del tempo per sé
Anche la mente degli stakanovisti per eccellenza che vivono sempre connessi, non fanno in tempo ad uscire da una call che sono già entrati in un’altra, non conoscono limiti orari ma solo di performance, accorciano il week end per arrivare preparati al lunedì, vivono con la valigia sempre pronta, ecco, anche la loro mente ha bisogno di riposarsi, staccandosi dai costi, dagli investimenti, dai progetti che scandiscono la loro intensa quotidianità per prendersi tempo per sé, la famiglia, gli amici, le letture, il relax. A cambiare non è tanto l’idea di fare le vacanze, quella per i manager c’è sempre stata, ma il modo in cui vengono fatte. I segnali che erano stati rilevati nel 2025, adesso sembrano diventati strutturali. L’estate si sale in barca o si va sul sentiero e si stacca, niente più giornate dove il tempo si spezza tra consorti, figli, amici da un lato e poi un’infilata di call e documenti da chiudere e da aprire appena si trova campo.
Italia tra le mete preferite
L’86,8% dei manager da metà giugno a settembre ha già fatto o farà una vacanza. La meta preferita sarà l’Italia, che è la prima scelta per l’82,8% dei manager. Questo anche per lo scenario internazionale caratterizzato da molte tensioni causate dalle guerre: la prima nei mesi scorsi era stata quella della chiusura dello stretto di Hormuz che aveva prospettato cancellazioni di voli, anche per l’effetto caro carburante. Arretrano invece le altre destinazioni internazionali dall’Europa agli Stati Uniti, fino all’Africa. Una scelta che riflette il desiderio di contenere i costi senza rinunciare alla qualità della vacanza, ma anche una maggiore prudenza verso uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche e incertezze economiche. Per il presidente di Manageritalia, Marco Ballaré «i manager hanno compreso che il benessere non è in contrapposizione con i risultati, ma anzi ne è una condizione. Saper staccare, recuperare energie e dedicare tempo alle relazioni personali significa tornare al lavoro con maggiore lucidità, motivazione e capacità decisionale. L’equilibrio tra vita e lavoro è una vera competenza manageriale necessaria a garantire anche a tutti i collaboratori un adeguato work life balance».
Smartphone meno utilizzato
Cambia anche il significato stesso della vacanza. Per la quasi totalità degli intervistati, ferie significa soprattutto dedicare tempo al partner, alla famiglia. I tre quarti (76,6%), rispondono amici. Per l’88% è invece l’occasione per recuperare interessi e attività che durante l’anno lavorativo restano inevitabilmente in secondo piano. Sempre meno, quindi, la vacanza viene vissuta come momento di pianificazione professionale o di preparazione al rientro. La disconnessione, tuttavia, non significa un completo abbandono degli strumenti digitali. L’utilizzo dello smartphone per motivi di lavoro continua ad accompagnare sempre meno i manager durante le ferie: due su cinque vi si dedicano ogni giorno tra i 30 minuti e un’ora, mentre il 30,1% supera l’ora quotidiana e, tra questi, il 7,5% arriva a utilizzarlo per oltre due ore al giorno. Più contenuta la quota di chi riesce a limitarne davvero l’uso: il 29,7% si ferma sotto la mezz’ora al giorno e soltanto il 2% dichiara di non utilizzare affatto lo smartphone per ragioni professionali. Il desiderio di staccare è sempre più diffuso, ma il legame con il lavoro, anche in vacanza, resta per molti difficile da interrompere completamente.
Lo scambio tra retribuzione e disconnessione
Se posti di fronte a uno scambio, un trade-off, esplicito tra retribuzione e disconnessione totale, i manager italiani non mostrano grande disponibilità: solo il 20,8% (5,1% “certamente sì” e 15,7% “probabilmente sì”) rinuncerebbe a una parte dello stipendio in cambio della garanzia di uno stacco completo durante le ferie, mentre quasi quattro su cinque (79,2%) non sono disposti a farlo, con una componente di rifiuto netto (“certamente no”) che da sola vale il 31,8%. Ad essere un po’ più disponibili allo scambio sono le donne: 22,8% contro 20,1% degli uomini. Sul piano anagrafico spicca la fascia 51-55 anni, con il 25,4% di disponibilità, ben più della fascia 46-50 anni (16,0%).











