Il piano dei pagamenti
La vera novità è rappresentata dal piano dei pagamenti. I contribuenti potranno scegliere, infatti, di pagare in una rata unica in scadenza il prossimo 31 luglio o di articolare il piano di pagamenti su 54 rate bimestrali. Anche in questo caso la prima sarà in scadenza il 31 luglio, mentre su quelle successive scatterà il saggio di interesse del 3% annuo. Attenzione, però, perché bisognerà tenere conto del vincolo dell’importo minimo della rata che non potrà essere inferiore ai 100 euro. Anche per questo sarà importante la fase successiva alla presentazione delle domande. Nella comunicazione che agenzia delle Entrate Riscossione dovrà inviare entro il 30 giugno 2026, il contribuente troverà un quadro completo della propria posizione. La comunicazione indicherà quali debiti sono stati effettivamente ammessi alla definizione agevolata e specificherà l’importo totale da versare. Sarà poi riportato il piano di pagamento scelto in fase di domanda oppure, se non è stata espressa alcuna preferenza, quello massimo previsto dalla legge. La comunicazione includerà anche il calendario dettagliato delle scadenze e i bollettini necessari per effettuare i versamenti. Questo rappresenterà il quadro con cui poi i diretti interessati dovranno confrontarsi in vista della scadenza di pagamento (prima o unica) del 31 luglio. E, a differenza delle precedenti edizioni, non è più prevista la tolleranza di cinque giorni per procedere al pagamento rispetto a ogni singola scadenza.
La decadenza
La nuova struttura su nove anni ha portato a riscrivere anche la decadenza, rispetto alle quattro rottamazioni che si sono già succedute. La definizione agevolata non produce effetti e i versamenti effettuati saranno considerati a titolo di acconto sulle somme dovute, in caso di omesso o insufficiente versamento dell’unica rata scelta da pagare appunto entro il 31 luglio 2026. Inoltre, nel caso di pagamento rateale, la decadenza dalla rottamazione quinquies scatterà in caso di omesso o insufficiente versamento di due rate, anche non consecutive, o dell’ultima rata del piano.
I numeri in gioco
Come anticipato, la sanatoria riguarderà circa 13 miliardi di debiti (tra quelli che rientrano nel perimetro) affidati alla riscossione nel periodo 2000-2023. La relazione tecnica alla manovra è, infatti, partita dalla platea potenziale dei carichi interessati (393,04 miliardi) e ha ipotizzato un tasso di adesione del 3,3 per cento. Da questi 13 miliardi l’incasso atteso è di 9 miliardi, che si ottiene “abbuonando” le componenti non più dovute dai contribuenti. In realtà la rottamazione determina nell’arco temporale interessato (2026-2036) un costo per le casse dell’Erario di quasi 800 milioni di euro, che rappresenta il saldo negativo rispetto a quanto si sarebbe potuto incassare con la riscossione ordinaria.










