Problem solving, lavoro in team, comunicazione interculturale e gestione dello stress sono tra le soft skills che i giochi invernali di Milano Cortina lasceranno agli oltre 20mila volontari che sono scesi in campo: 13.708 per i Giochi Olimpici e a 6.316 per i Giochi Paralimpici. Soprattutto giovani, oltre la metà erano under 35, che potranno affrontare l’ingresso nel mercato del lavoro con una marcia in più in parte per la formazione ricevuta, in parte perché trovarsi nella macchina organizzativa di un evento di questa portata, consente di vivere un percorso di apprendimento e collaborazione intergenerazionale che normalmente richiederebbe mesi e mesi.
I giochi come incubatore di competenze
Il secondo Rapporto dell’Osservatorio di Randstad Research – Milano Cortina 2026 «evidenzia come per i volontari i Giochi di Milano Cortina 2026 si siano rivelati un utile strumento complementare ai canali di apprendimento tradizionali – spiega Emilio Colombo, Coordinatore del Comitato scientifico di Randstad Research -. Il percorso nel volontariato Olimpico e Paralimpico, infatti, è stato un vero e proprio ‘incubatore’ di competenze trasversali e sociali, che al termine dell’evento si sono riversate sui territori e nelle comunità di appartenenza. E questo non è avvenuto solo in modo unidirezionale: con oltre metà dei volontari composta da lavoratori attivi o da pensionati con una carriera alle spalle, si è riusciti a valorizzare e mettere a sistema il bagaglio pregresso, attraendo expertise anche molto complesse per restituirle potenziate al tessuto sociale». Diana Bianchedi, Chief Strategy Planning & Legacy Officer di Fondazione Milano Cortina 2026 aggiunge che «i volontari sono stati il cuore pulsante di Milano Cortina 2026. Questo Rapporto conferma ciò che abbiamo visto ogni giorno sui campi di gara e nei luoghi operativi: migliaia di persone che hanno messo a disposizione tempo, energie e talento, e che in cambio hanno acquisito un patrimonio di competenze che oggi rappresenta una vera legacy per il Paese».
La provenienza dei volontari
I dati dell’Osservatorio dicono che tra gli iscritti che hanno completato l’iter per le attività di volontario alle Olimpiadi il 90% aveva cittadinanza europea. Gli italiani sono stati il 78,9%, mentre il 21,1% proveniva dall’estero, soprattutto da Francia (3,9%), Stati Uniti (2,7%) e Germania (2,5%), poi Gran Bretagna (1,3%), Svizzera (1,2%), Canada (1,1%), Cina (1,1%), Paesi Bassi e Spagna (ciascuno con lo 0,5%). Il 93% degli iscritti per le Paralimpiadi era europeo, la quota dei residenti in Italia pari all’85,1%. Quelli dall’estero provenivano principalmente da Francia (3,2%), Stati Uniti (2%) e Germania (1,7%).
Genere ed età
Quanto al genere le donne sono state la maggioranza dei volontari: il 55,3% per le Olimpiadi e il 53,3% per le Paralimpiadi. Come nella media generale del volontariato, si confermano il motore principale dell’impegno civico e del supporto organizzativo. Il bacino dei volontari si è rivelato estremamente giovane: il 35,5% aveva 18-25 anni, oltre la metà era composta da under 35. Il profilo dei volontari paralimpici era più maturo: sebbene la base giovanile rimanga rilevante (27,2%), sono più ampie le fasce dei “senior” e il 22,4% aveva tra i 56 e i 65 anni. Tra gli iscritti il 45% erano già occupati.
I settori
Tra i diversi settori economici, i volontari delle Olimpiadi erano distribuiti principalmente nell’Area Comune che comprende attività di Comunicazione, Medicale e Risorse umane (45,24%), attività ricreative e sportive (19,65%), trasporti e logistica (17%), servizi turistici (15%), servizi digitali (1%). Anche per le Paralimpiadi, l’Area Comune ha rappresentato la quota maggiore (43,20%), seguita da Trasporti e logistica (22,05%) e Servizi di attività ricreative e sportive (18,35%).











