Tolleranza zero sul caporalato in agricoltura ma anche differenziare tra i casi di sfruttamento della manodopera e i meri errori amministrativi che non possono portare a decurtazioni degli aiuti comunitari al pari di infrazioni gravi. E poi ancora, conferma dello status quo per la Politica agricola comune con il mantenimento dell’architettura fondata su due pilastri, risorse riservate agli agricoltori attivi senza alcuna commistione o confusione con le aree rurali o le aree interne.
È questo il “menu” di interventi che il presidente del Copa Cogeca (nonché di Confagricoltura), l’organizzazione delle associazioni europee degli agricoltori, Massimiliano Giansanti individua in vista del negoziato sulla riforma della Politica agricola Ue. «È importante – spiega Giansanti – che i ministri dell’Agricoltura europei abbiano finalmente avviato un dibattito su aspetti sostanziali. È ora necessario che si trovi, entro l’anno, un accordo sul quadro finanziario e un’intesa generale che porti alla stabilizzazione delle risorse al settore. Risorse difese a spada tratta con le manifestazioni degli agricoltori e con l’azione incisiva della Premier italiana, Giorgia Meloni. L’auspicio è che ora venga attribuito il 10% del rural target (aggiuntivo rispetto ai fondi pac) e l’anticipo di due terzi della prossima riforma di medio termine della Pac. E che le risorse siano destinate agli agricoltori attivi senza riferimenti ad aree interne o aree rurali.
Insomma nessuna commistione con altri ambiti.
Occorre mantenere un’architettura normativa totalmente riservata all’attività agricola. Puntiamo a conservare lo status quo con due pilastri. Un sistema che permette la flessibilità necessaria per adattare la Pac alle diverse agricolture dei 27 Paesi membri.
E sul fronte della “condizionalità sociale”, ovvero la possibilità di escludere dai contributi Ue le aziende che non rispettano le regole in materia di lavoro?









