Nel comunicato si parla esplicitamente della possibilità di «videosorvegliare i magistrati» attraverso questo strumento informatico.
Il caso sollevato nel 2024 e “messo a tacere”
Report afferma che il caso sarebbe stato sollevato da una importante Procura italiana nel 2024, ma successivamente messo a tacere dai dirigenti ministeriali. La scelta, si legge, sarebbe avvenuta su richiesta della Presidenza del Consiglio, secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale citato nel comunicato.
Le “rassicurazioni” del Ministero
Sempre secondo quanto riportato da Report, il Ministero avrebbe fornito rassicurazioni alla Procura. Tuttavia il programma sostiene che tali rassicurazioni non corrisponderebbero a verità, e che la puntata in onda su Rai3 lo dimostrerebbe attraverso documenti e testimonianze esclusive.
Secondo una nota del ministro Nordio si tratta di «accuse surreali; l’infrastruttura usata negli uffici giudiziari è lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei pc già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i ministri che mi hanno preceduto. Non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam. Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate».
Il ministro sottolinea che non c’è «nessun grande fratello». «In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi – continua -. Desta sconcerto la notizia diffusa, senza i dovuti accertamenti, da Sigfrido Ranucci via Facebook che certamente ha un fine: suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica. La sicurezza dei sistemi tutela, non condiziona, il lavoro dei magistrati».



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