Piero Gobetti morì a Parigi il 16 febbraio 1926, a soli 24 anni, dopo un pestaggio fascista. Intellettuale torinese, fondò riviste come Energie Nove e La rivoluzione liberale, oltre a case editrici, sfidando Mussolini che ne ordinò la rovina.
Sergio Mattarella ha aperto al Teatro Carignano di Torino le celebrazioni per il centenario della morte di Piero Gobetti. Al costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, presidente del Comitato nazionale, la lectio magistralis.
“Invece che liberale, la sua rivoluzione dovrebbe dirsi ‘liberatrice’: liberatrice di forze storiche latenti che attendevano energie intellettuali capaci di renderle consapevoli del compito storico al quale avrebbero dovuto e potuto accingersi”. Così Zagrebelsky, evocando l’eredità di Gobetti davanti a Mattarella.
Su X, Nicola Zingaretti ricorda: “Un uomo giovane, determinato e pieno di energie, di senso dello Stato, di ammirevole intransigenza, capace di riunire intorno a sé intelligenze. Già in grado di proporre sistemi di pensiero, di spaventare il fascismo. Mussolini aveva ordinato, non a caso, di rendergli la vita impossibile”.
Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, ha aggiunto: “Ricordare Gobetti, a cento anni dalla sua scomparsa – ha detto il sindaco di Torino – non significa soltanto rendere omaggio a una figura centrale della nostra storia civile, culturale e politica. Significa anche interrogare il nostro presente”. E ancora: “La deriva autoritaria – ha detto ancora – si presenta spesso come soluzione a momenti di crisi. Promette ordine, sicurezza, protezione. La paura diventa strumento di governo: paura del diverso, del cambiamento, della complessità. E sulla paura si costruisce il consenso per misure che limitano i diritti e restringono le garanzie costituzionali. Tutto viene presentato come necessario, temporaneo. Ma quando i diritti fondamentali diventano negoziabili, la democrazia è già in pericolo”.
Dopo l’evento, Mattarella ha fatto una visita privata alla Stampa, esprimendo “solidarietà per i fatti di fine novembre” – l’assalto alla redazione durante un corteo – e “apprezzamento per il giornale e auguri per il futuro”, ribadendo che “i giornali sono i pilastri della democrazia”.
Gobetti non è solo storia: è un promemoria su come l’intransigenza possa scuotere il potere, ieri come oggi.

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