Dalla metropoli alla provincia. «Siamo il front office della popolazione», spiega Masci. «Mai come in questo periodo abbiamo dovuto fronteggiare emergenze sociali. A Pescara, gli interventi dei servizi erano 8mila nel 2019, sono stati 20mila nel 2025. Il Pnrr ci mette di fronte alla sfida di gestire le opere realizzate. Abbiamo fatto 5 nuovi asili nido, ma dovremo gestirli». Senza fondi, è il refrain sottinteso.
Sulle priorità, oltre alle risorse, i sindaci concordano sull’emergenza abitativa, troppo a lungo dimenticata. Gualtieri sottolinea come, in un mercato immobiliare che non funziona, servono investimenti mirati sulla casa. «Nel piano casa non ci sono risorse aggiuntive per gli Erp, le abitazioni con affitti minimi per i cittadini con redditi molto bassi. Stiamo comprando case sul mercato per darle in locazione a canoni bassi. Paghiamo le politiche scellerate di dismissioni immobiliari della seconda repubblica».
«Il piano casa del governo», dice Sala, «è un inizio. Ma bisogna prendere atto che, se in Italia ci sono 40 milioni di abitazioni, tantissime, nelle città mancano. Bisognerebbe partire finanziando direttamente i cittadini per acquistare le case degli enti, delle banche e delle assicurazioni che vogliono liberarsene».
Conte racconta della consegna di 60 appartamenti in cohousing a Treviso. Segnala il rischio che i fondi Ue per la casa, trasferiti ai comuni attraverso lo Stato, rischiano di non arrivare in porto e lancia una proposta molto concreta, da sindaco. «Caserme e scuole dimesse, molte,», dice, «dovrebbero essere immediatamente trasferite ai comuni che possono rigenerarle in tempi brevissimi e consegnarle alla popolazione». Mascia sottolinea la costruzione di 4 nuovi studentati a Pescara e la necessità di ristrutturare il patrimonio edilizio pubblico esistete «disastrato». Ianeselli invoca un vecchio, semplice piano socialdemocratico: «Fare case popolari e consegnarle a chi ne ha bisogno. Avendo il coraggio di andare in altezza per non consumare suolo, anche in città piccole».
Soluzioni concrete, da sindaci. Tutti, tranne Gualtieri, alla fine del secondo mandato e tutti disponibili, ma solo se chiamati, a nuovi incarichi politici. Solo Gualtieri rinuncia a Satana e a tutte le tentazioni. «Farò il sindaco per otto anni, non vedo altro». Il mestiere più complicato, ma forse più bello della politica. Come dice Masci, «quello in cui ti levi la maglia della tua parte e metti quella della città. Tutti oggi, aldilà degli schieramenti, abbiamo raccontato gli stessi problemi e suggerito soluzioni analoghe, quelle del buon senso e del buon governo». In fondo, sarebbe la politica.







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