La mappa vitale di un tumore può apparire sullo schermo dei microscopi come un’opera astratta dai colori accesi, quasi come “La Notte Stellata” di Van Gogh. In realtà ciò che osserviamo è una rappresentazione straordinariamente precisa del microambiente tumorale, una vera e propria mappa GPS delle cellule. È la frontiera più avanzata della medicina di precisione: la biologia spaziale.
Il laboratorio di Mercogliano
È quello che accade ogni giorno a Mercogliano, in provincia di Avellino, dove è stato inaugurato il primo laboratorio del Sud Italia dedicato esclusivamente alla ricerca in immunoncologia. Qui convergono infatti studi che spaziano dall’analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti attraverso le cosiddette gene signature, fino all’identificazione di nuovi biomarcatori molecolari. Tuttavia la linea di ricerca più avanzata che stiamo esplorando riguarda proprio la biologia spaziale, una disciplina rivoluzionaria che consente di studiare il microambiente tumorale con una precisione chirurgica.
La genomica tradizionale analizza i tessuti come se fossero un “frullato” di cellule. La biologia spaziale, invece, permette di mantenere intatta l’architettura del tumore, preservandone il contesto topografico. Grazie a strumentazioni di ultima generazione possiamo quindi mappare non solo la presenza delle cellule tumorali, ma anche la loro interazione geografica con il sistema immunitario.
Questo approccio consente di studiare in modo molto più accurato i meccanismi di resistenza alle terapie e di lavorare a trattamenti sempre più personalizzati. L’obiettivo è rendere l’immunoterapia sempre più efficace e accessibile a un numero crescente di pazienti.
Un ecosistema di innovazione
Il laboratorio di Mercogliano non è soltanto una nuova struttura tecnologica. È un ecosistema di innovazione che coinvolge l’intero team di ricerca dell’Istituto Pascale, con ricercatori impegnati nello sviluppo di progetti avanzati di immunoncologia. In questo contesto il centro di Mercogliano rappresenta un punto strategico perché qui sono state centralizzate le principali piattaforme tecnologiche dell’Istituto.











