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Home » Il gruppo Otb chiude il 2025 a 1,7 miliardi di ricavi, redditività record per Diesel
Economia

Il gruppo Otb chiude il 2025 a 1,7 miliardi di ricavi, redditività record per Diesel

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 17, 20264 min di lettura
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Il gruppo Otb chiude il 2025 a 1,7 miliardi di ricavi, redditività record per Diesel

Un anno da protagonista tra Milano e Parigi per il gruppo Otb e i tanti marchi del portafoglio, da Diesel, quello dal quale è partita l’avventura creativa e imprenditoriale di Renzo Rosso, a Maison Margiela e Viktor&Rolf, posizionati nel segmento più alto della moda. Centralità legata non solo a eventi e sfilate, ma anche all’espansione retail, ai cambi di direzione creativa in alcune maison e alla coerenza dei progetti legati alla sostenibilità, molto lontani dal green washing e social washing che si è costretti a constatare – con una punta di amarezza – in altri settori e nella stessa filiera del tessile moda.

Un portafoglio diversificato

Al gruppo Otb fanno capo i marchi Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni, Viktor&Rolf, le aziende Staff International e Brave Kid, e una partecipazione nel brand Amiri; Renzo Rosso non ha mai negato di essere pronto a cogliere altre opportunità e nel 2025 era circolata voce di un interesse per Versace (poi acquisita dal gruppo Prada per 1,5 miliardi) e, più di recente, per Alexander McQueen, voce però smentita sia dal fondatore (e oggi presidente) di Otb sia da Kering, che controlla il marchio. A occuparsi del consolidamento del portafoglio e della ricerca di efficienza, sempre coniugata a spinte, a volte azzardi, creativi, è stato Ubaldo Minelli, amministratore delegato di Otb e dal luglio 2025 anche di Jil Sander, seppur ad interim.

Investimenti in retail e riposizionamento

Considerando il contesto, Minelli sottolinea gli aspetti positivi dello scorso anno: «I risultati confermano la solidità del gruppo, prosegue il trend di crescita di Maison Margiela, con vendite a +8,4%, e la redditività di Diesel è stata la più alta da dieci anni a questa parte, grazie al lavoro di riposizionamento che abbiamo fatto e di cui ora raccogliamo i frutti». La parola soddisfazione però è bandita: «Renzo Rosso guarda sempre a chi, nel nostro settore e non solo, sembra far meglio di noi e lo stesso vale per tutti noi – aggiunge Minelli –. Il fatturato del 2025 è calato del 4,8% a 1,7 miliardi: considerando il contesto, non possiamo lamentarci troppo. Ma neppure accontentarci, ovviamente, e speriamo che nel 2026 la tendenza si inverta». Le basi per tornare a crescere hanno radici negli investimenti retail, oltre che nel sostegno alla filiera e nella sostenibilità sociale e ambientale.

Il mix distributivo e i piani per il 2026

«La sostanziale stabilità del canale retail non è riuscita a bilanciare il calo generalizzato del wholesale, che ha sfiorato il 15% – sottolinea l’ad di Otb –. Credo che la tendenza non si invertirà nel futuro, anche se multimarca e department store non spariranno. Idealmente, puntiamo a un’incidenza del wholesale sul fatturato complessivo del 25-30%e questo significa, per il nostro gruppo, continuare a dedicare risorse alla rete di negozi, con aperture e fine tuning, potremmo dire. Nel 2025 gli investimenti totali hanno raggiunto i 64 milioni e si sono focalizzati, appunto, sui canali diretti, con una lavoro di razionalizzazione che ha comportato 49 nuove aperture, 58 chiusure e la relocation di alcuni store in posizioni più strategiche. Accanto all’innovazione, con importanti progetti di innovazione, che hanno riguardato principalmente soluzioni di AI e clienteling».

Internazionalizzazione e sostegno alla filiera

Da segnalare inoltre la tenuta del mercato giapponese (che per Otb rappresenta il 27,4% del business totale), la crescita del Nord America (+5,9%) e del Middle East (+9%), a fronte di un rallentamento del mercato cinese e dell’Europa. Nel 2025 ebitda ed ebit di gruppo sono stati rispettivamente di 237,3 milioni e 10,1 milioni, ma Minelli sottolinea altri due aspetti positivi: «Gli indici di redditività hanno tenuto nonostante il calo di fatturato e la decisione di non ritoccare al rialzo i listini dei vari marchi, se non quando necessario per un aumento di costi delle materie prime, ad esempio. Questa politica di “value for money” è premiante, crediamo: negli ultimi anni alcune aziende hanno esagerato con i rincari e appena si è esaurita l’euforia post Covid e si sono aggiunte le incognite economiche e geopolitiche mondiali, molti clienti si sono quasi disamorati della moda. Noi sognamo l’opposto, che le persone percepiscano il valore intrinseco dei nostri prodotti, fatto di qualità, creatività e rispetto delle persone e dei territori, e che continuino a desiderarli, anche grazie a un prezzo percepito come giusto». Di estrema attualità è il sostegno di Otb alla filiera, in cui Renzo Rosso è stato pioniere: il gruppo ha riconfermato i suoi investimenti, proseguendo il progetto C.A.S.H., lanciato nel 2013 per garantire sostegno finanziario ai partner più virtuosi e dall’inizio del programma il volume totale dei finanziamenti è cresciuto a circa 700 milioni. «Abbiamo inoltre contribuito attivamente ai tavoli di lavoro istituiti dalle associazioni di categoria che hanno portato alla redazione del Protocollo di legalità per le filiere produttive della moda», conclude Minelli.

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