Leone XIV ribadisce che occorre promuovere «una cultura della pace» perché la risposta non può essere «entrare con la violenza, con la guerra, attaccando. Quello che abbiamo visto: tanti innocenti sono morti». Il Papa ha parlato con i giornalisti nel volo di rientro al termine del suo viaggio apostolico di 11 giorni in Africa. Il pontefice ha citato la lettera che ha ricevuto dalle famiglie iraniane che hanno visto morire i loro bambini il primo giorno dell’attacco. Non è una questione «se si cambia o non si cambia un regime», ha risposto in riferimento all’Iran, perché «è molto importante che gli innocenti siano protetti». «Come pastore – ha ribadito – non posso essere a favore della guerra».
«Su Hormuz situazione caotica, più sforzi per il dialogo»
La questione della riapertura dello Stretto di Hormuz è confusa, ha commentato Leone in volo da Malabo a Roma, «nelle trattative un giorno gli Stati Uniti dicono no e l’Iran sì, e poi il contrario», «non sappiamo chi ha creato questa situazione caotica, critica per l’economia mondiale, ma poi anche c’è tutta una popolazione in Iran di persone innocenti che stanno soffrendo per questa guerra». «Piuttosto vorrei incoraggiare il proseguimento del dialogo per la pace e le parti che partecipano, cerchino di fare tutti gli sforzi per promuovere la pace». «Che si rispetti il diritto internazionale», ha detto nella conferenza stampa con i giornalisti.
La Santa Sede parla con tutti, anche con i regimi autoritari, per promuovere il bene comune, ha detto il Papa rispondendo ai giornalisti in merito ai leader incontrati in questo viaggio in Africa, un paio al potere da oltre quarant’anni. «La presenza di un Papa con qualsiasi Capo di Stato può essere interpretata in modi diversi». «A volte abbiamo relazioni diplomatiche con paesi che hanno regimi autoritari. Abbiamo l’opportunità di parlare con loro a livello diplomatico, a livello formale. Non sempre facciamo grandi proclami, criticando, giudicando o condannando, ma c’è molto lavoro da fare dietro le quinte – ha spiegato Leone XIV – per promuovere la giustizia, per promuovere cause umanitarie e per cercare di risolvere situazioni in cui ci possono esserci”, per esempio, “prigionieri politici che trovano un modo per loro di essere liberi». «Quindi la Santa Sede mantiene, se vuoi, una neutralità e cerca modi per continuare le relazioni diplomatiche positive con così tanti paesi diversi». Per il Papa questo anche è un modo per «applicare il Vangelo a situazioni concrete in modo che la vita delle persone possa essere migliorata».
«Trattare i migranti con umanità, non come animali»
Parlando della questione migranti il Papa ha ribadito che sono «esseri umani» e vanno trattati «in maniera umanitaria» e non «peggio degli animali». «Quindi – scandito – c’è una sfida molto grande: che anche se un paese dice che non possiamo ricevere più di tutto questo, ma quando arrivano le persone sono esseri umani e meritano il rispetto della loro dignità umana». E ha aggiunto: «Personalmente credo che uno Stato abbia il diritto di stabilire regole per i suoi confini. Quindi non sto dicendo che tutti dovrebbero entrare comunque senza ordine» ma bisogna comunque sempre rispettare la loro dignità.
«Ribadisco, contrario a benedizione coppie gay»
Non sono mancate domande sui temi etici: «La Santa Sede ha chiarito» ai vescovi tedeschi che «non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata di coppie omosessuali» ha ricordato il Papa. Ma «l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare attorno a questioni sessuali» perché «credo che siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà». Prevost ha ribadito che la Chiesa accoglie tutti: «Quando il sacerdote benedice alla fine di una messa, quando il Papa benedice alla fine di una grande celebrazione come quella di oggi, la benedizione è per tutti».




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