Nella preghiera domenicale, il Pontefice ha rinnovato l’invito a “pregare per la pace perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti”, chiedendo di ricordare le vittime delle ostilità, “soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati”. Leone XIV ha auspicato conforto per chi soffre e ha benedetto “l’opera di chi porta aiuto e consolazione”.
Il perdono di Assisi
Il Papa ha poi collegato l’attualità a una ricorrenza storica: il perdono di Assisi, l’indulgenza ottenuta da San Francesco presso Papa Onorio III nel 1216, dopo una visione avuta in preghiera alla Porziuncola. Il richiamo assume un peso particolare quest’anno, ottavo centenario del transito del “Poverello di Assisi”, morto proprio alla Porziuncola il 3 ottobre 1226.
Prima dell’Angelus, il Pontefice aveva sviluppato una riflessione sul Vangelo della moltiplicazione dei pani, letto come chiave per interpretare i segni compiuti da Gesù: non semplici gesti prodigiosi, ma manifestazioni della vicinanza del Regno di Dio. Al sordo che torna a sentire e al cieco che torna a vedere, ha spiegato il Papa, il Signore non restituisce soltanto una funzione sensoriale, ma un significato: l’annuncio della redenzione. Allo stesso modo, per chi ha fame, l’incontro con Cristo è “un’esperienza nutriente”: nell’episodio evangelico la folla mangia a sazietà e avanzano dodici ceste, numero che per il Pontefice indica l’universalità del dono divino e la costanza della provvidenza.
Accumulo e scarto due lati dello stesso male
Da qui il passaggio più diretto della catechesi: “Cristo sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo, il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso”. Il Papa ha definito accumulo e scarto “due lati di uno stesso male: l’ingordigia”, una condizione che porta a dimenticare chi soffre la fame mentre altrove le risorse vengono sprecate. Il contrasto è stato reso esplicito: da un lato “l’opulenza delle cose che marciscono”, dall’altro “le mani tese di chi non ha mensa” e “le case bruciate di chi non ha pace”.
Il Pontefice ha indicato nell’Ultima Cena il culmine dei gesti di condivisione di Gesù, invitando i fedeli a tradurre l’eucaristia in pratiche quotidiane, a partire dalla benedizione della tavola in famiglia. Ha chiuso la riflessione con un invito legato al periodo estivo: vivere le vacanze come “tempo di fraterna serenità”, coinvolgendo chi è nel bisogno, e un’invocazione alla Vergine Maria perché cresca la carità “affinché a nessuno manchi il pane quotidiano”.










