Salvo retromarce dell’ultim’ora, il disegno di legge sull’immigrazione dovrebbe arrivare oggi, mercoledì 11 febbraio, alle 17.30 sul tavolo del Consiglio dei ministri. Ma il condizionale è d’obbligo. Perché ieri sera ancora nessun testo era arrivato al Colle per la consueta interlocuzione legata al vaglio di costituzionalità delle norme.
Ddl a due facce
Come anticipato sabato, l’intenzione del Governo è approvare un Ddl con una doppia anima: da un lato le misure stralciate dal pacchetto sicurezza licenziato dal Cdm (e fermo alla Ragioneria dello Stato per la verifica delle coperture); dall’altro la delega per l’attuazione del Patto Ue per la migrazione e l’asilo che entrerà in vigore da giugno, ma che con il voto di ieri dell’Europarlamento vedrà debuttare in anticipo le novità sui Paesi di origine sicuri e sui Paesi terzi sicuri, molto care al Governo anche per il rilancio dell’operazione Albania (si veda pagina 12) e infatti applaudite dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e da tutta la maggioranza come il frutto della «svolta» impressa dall’Italia di Giorgia Meloni.
Il concetto di «Paese terzo sicuro»
Un’Italia che vuole arrivare prontissima all’appuntamento: nella bozza di Ddl c’è proprio il recepimento nel diritto interno del concetto di «Paese terzo sicuro», che consentirà agli Stati Ue di definire subito una domanda di asilo come inammissibile quando i richiedenti avrebbero potuto chiedere di ottenere protezione in un Paese non Ue considerato sicuro per loro.
Il Governo tiene il punto sul blocco navale
Ma i fari sono accesi soprattutto sul resto del provvedimento (si veda Il Sole 24 Ore di sabato), in primis sul blocco navale, ossia sulla possibilità di interdizione fino a trenta giorni, prorogabili fino a sei mesi, dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, previsto in quattro casi: rischio di atti di terrorismo o di infiltrazione, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie globali ed eventi internazionali. Per i migranti a bordo delle navi interdette, si prevede la facoltà di essere condotti in Paesi terzi sicuri con cui l’Italia ha accordi (l’Albania, appunto).
Salta la norma “salva-Almasri”
La misura è stata in bilico per tutto il giorno e nelle riunioni tecniche è stata considerata l’alternativa di rinviarla ad altro veicolo. Ma per ora l’Esecutivo prova a tenere il punto. Più facile che salti, invece, la norma “salva-Almasri”, già contestatissima: si tratta della facoltà di disporre la consegna allo Stato di appartenenza di persone la cui permanenza in Italia possa compromettere la sicurezza nazionale o l’integrità delle relazioni internazionali.










