«Le novità già messe a terra sono numerose, ci presentiamo con un percorso formativo aggiornato e investimenti avviati: la concorrenza certamente è valida ma crediamo fortemente nel nostro posizionamento». Ad un anno dalla nomina a rettrice della Liuc, Anna Gervasoni traccia un primo bilancio dell’attività e dei progetti messi in campo, con l’ateneo basato a Castellanza a puntare in modo deciso sull’internazionalizzazione. «Da sempre – spiega – grazie alle 140 università partner, abbiamo ogni anno centinaia di studenti in arrivo dall’estero per esperienze di scambio, che allo stesso modo offriamo a tutti i nostri iscritti. Ma ora, per la prima volta, ci sono una ventina di immatricolati in arrivo da altri paesi. L’obiettivo ragionevole è portarli a 100-150, tenendo conto dei nostri numeri complessivi, che vedono un bacino di 2500 giovani che non vogliamo far crescere troppo: andare oltre significherebbe snaturare la nostra attività e perdere qualità». Percorso unico quella della Liuc, nata per iniziativa degli imprenditori del territorio e impegnata a ritagliarsi uno spazio originale nei percorsi di economia e ingegneria, aree presidiate dalla concorrenza delle università “big” di Milano. «I nostri spazi – spiega Gervasoni – ci consentono di offrire l’esperienza della vita del campus, un arricchimento importante nel percorso di crescita dei giovani. A questo si aggiunge la vicinanza con il mondo delle imprese, partnership che funziona e che fornisce un grande valore aggiunto». Modello Liuc che si innova inserendo a partire dal prossimo anno nuovi corsi in italiano (indirizzo in management della musica ed entertainment, magistrale in risorse umane e management digitale) ma anche in inglese, come il dual degree magistrale in Business ed Engineering o la triennale in turismo ed ospitalità, a cui si aggiunge un dottorato in amministrazione aziendale (Dba) in Quantum Leadership. «L’offerta formativa in inglese – spiega – è stata in questo modo completata sui tre livelli, mentre in parallelo abbiamo potenziato i percorsi esistenti. L’idea di fondo era quella di ripensare programmi e percorsi, puntando ad attrarre anche nuovi target, come i soggetti che già lavorano e che hanno comunque l’obiettivo di sviluppare le proprie capacità e opportunità di carriera». Altra novità riguarda i master universitari, potenziati con novità che contemplano l’intelligenza artificiale e prevedono anche il primo “sbarco” dell’ateneo a Milano. «Non si tratta di un ingresso strutturale – spiega Gervasoni – ma di una scelta da adottare in singole situazioni. La partnership con Pambianco nel nuovo master sul Made in Italy rende ad esempio naturale questo approccio, così come logico è prevedere almeno un giorno alla settimana di trasferta nel capoluogo quando si trattano i temi del Fintech, altra novità pronta a partire. Il nostro posizionamento tuttavia non cambia, siamo radicati qui a Castellanza e l’esperienza del campus è un valore aggiunto che vogliamo valorizzare». Sede che sarà oggetto di un riassetto nell’attività di ricerca, con il varo di un nuovo maxi-laboratorio da 2600 metri. «Investimento da 10 milioni che ci consentirà di radunare i 19 centri di ricerca che al momento sono sparsi in varie sedi: sarà anche un modo per accelerare lo scambio di competenze, mattone che sarà pietra fondante di Mill, il nuovo progetto di Fabbrica del sapere e saper fare di Confindustria Varese che renderà ancora più stretto il legame con le imprese». Spinta che prevede anche progetti sull’imprenditorialità diretta, come il Business Angel Hub, piattaforma che mette a contatto i giovani con i potenziali investitori. «Nella prima edizione – spiega Gervasoni – abbiamo già ricevuto nove dossier, ciascuno affidato ad un mentore che accompagnerà i ragazzi in questo percorso. Al contrario, con il progetto Restart offriamo agli imprenditori “tradizionali” un laureando che possa aiutare l’impresa nella doppia transizione. Anche in questo caso vogliamo innovare, andando oltre il concetto di stage o tirocinio tradizionale».
Giovani che ancora troppo spesso dopo la laurea scelgono di andare all’estero, tema a cui la stessa Liuc ha dedicato un ampio progetto di ricerca per valutare entità e motivazioni del fenomeno, oltre che per proporre poi rimedi e correttivi.
«In Italia esiste certamente un problema di stipendi e credo quindi che sia importante lavorare su questo aspetto, oltre che sulla casa a costi accessibili, altro nodo rilevante. Disperdere questo investimento in formazione è davvero un peccato, stiamo offrendo al mondo delle competenze eccezionali che potrebbero invece dare un grande contributo qui».








