Nessuna ricaduta positiva. A due mesi di distanza dall’entrata in vigore delle misure decise dalla nuova Salvaguardia europea – che ha ridotto di quasi 12 milioni di tonnellate i contingenti destinati ai Paesi extraeuropei che intendono esportare acciaio all’interno dell’Unione – le imprese che producono barra in acciaio inossidabile non hanno riscontrato miglioramenti nell’attività e nella raccolta ordini: «prima dell’estate gli impianti erano al 70% della capacità produttiva e sono rimasti su quella soglia, come confermano tutte le principali realtà del settore» spiega Massimiliano Burelli, amministratore delegato di Cogne Acciai speciali. Non è una sorpresa per gli addetti ai lavori. Lo stesso Burelli, nelle scorse settimane, si era fatto portavoce delle altre realtà del settore, italiane ed europee, per protestare contro la Commissione europea e contro una serie di scelte che, nel giudizio delle imprese, ha penalizzato il settore dei lunghi inox, fallendo in questo segmento l’obiettivo di riequilibrare il peso delle importazioni da Paesi terzi sulla produzione interna, raggiunto invece in altri settori come quello dei piani in carbonio. «L’obiettivo medio della misura correttiva era ridurre del 44% il flusso di importazioni – spiega Burelli -. La revisione ha previsto per le barre inox una riduzione delle quote del 56% al Regno Unito, del 41% alla Svizzera, mentre l’India, il paese che più di tutti ha incrementato in questi anni la propria quota esportativa e che è il principale esportatore di barre, ha registrato una riduzione relativamente moderata, pari al 27%». Come se non bastasse, una volta esaurita la quota a disposizione, gli esportatori possono accedere anche a quote residuali (è il caso dell’India, che esaurisce le sue quote mensili già nei primi giorni di scambi) e per questa ragione il volume totale delle quote effettivamente disponibili per questo Paese calerà, secondo i calcoli, solo del 19,8% rispetto all’anno scorso. «Il meccanismo di assegnazione rivisitato, pensato per limitare l’operatività degli operatori che beneficiano di aiuti di stato, che operano in un regime di sovracapacità e in un quadro Esg non allineato a quello europeo, non sembra in grado di ridurre in modo significativo l’accesso effettivo dell’India, nostro principale competitor, al mercato dell’Unione» spiega Burelli.
Una lettera firmata da tutti i principali operatori del settore e inviata alla Commissione lo scorso luglio non ha avuto fino a oggi replica. «Siamo di fronte, stando a quanto è stato dichiarato, a una misura transitoria, in vista di un eventuale ricalcolo fra sei mesi – spiega Burelli -. L’interlocuzione è in corso e coinvolge anche le associazioni di categoria come Eurofer e Federacciai: è nostra intenzione spiegare, numeri alla mano, che la misura non funziona e che nel caso dell’India va necessariamente aumentata la soglia di riduzione del free trade, allineandoci a quanto fatto per l’acciaio al carbonio».
Cogne acciai speciali, realtà globale (è di proprietà della multinazionale taiwanese Walsin Liwha corporation) con siti produttivi anche in Uk e Usa, è costretta subire il peso della estrema regionalizzazione dei mercati nell’acciaio. Il Regno Unito, per esempio, ha imposto un dazio in ingresso del 26%, complicando le relazioni con l’Italia lungo la filiera. Gli Stati Uniti, poi, «erano un mercato importante, ma con i dazi al 50% si è praticamente azzerato» spiega ancora Burelli. In generale, «l’anno scorso la domanda è aumentata, ma è stata completamente assorbita dalle importazioni, che hanno azzerato la crescita ed eroso la quote dei produttori europei» aggiunge. Il 2026, spiega l’amministratore delegato, sta presentando risultati leggermente migliori rispetto al 2025, ma «anche per colpa di una revisione della Salvaguardia che per ora non ha centrato le aspettative di aumento di richiesta per materiale europeo, siamo sotto rispetto al budget». I volumi restano bassi nell’automotive. Positive le indicazioni nel settore dell’energia, dell’aerospazio e del nucleare, con alta marginalità; ma anche in questo caso i volumi restano limitati.











