Bravi nel riciclo, ma quasi ultimi nel riutilizzo degli inerti da costruzione e demolizione. In questo quadro l’Italia si colloca, nel primo caso, al primo posto con un tasso di riciclo del 98% superando Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Germania, Ungheria e Lituania e nel secondo caso agli ultimi posti con un tasso di riutilizzo dello 0,4%. A delineare questo scenario, che racconta come in Europa «si recuperano quasi tutti i rifiuti da costruzione e demolizione, ma solo pochi Paesi sono riusciti a trasformare il riciclo in un vero mercato industriale delle materie prime seconde», è il Report Febbraio 2026 di Quattro A, società del Gruppo Seipa.
I dati
«Secondo l’analisi comparativa di Quattro A su dati Eurostat, Ispra e studi nazionali, i tassi di riciclo dei rifiuti C&D (da costruzione e demolizione) sono mediamente elevati – sottolinea Giorgio Mottironi, responsabile sostenibilità e innovazione del gruppo Seipa -. Solo 8 Paesi restano sotto soglia: Spagna (67,9%), Slovacchia (63,2%), Portogallo (61,8%), Bulgaria (61,5%), Romania (57,6%), Finlandia (52,8%), Svezia (51,9%) e Grecia (47,6%)». Il divario però, come sottolinea il responsabile , emerge «sul fronte della sostituzione effettiva, ossia la quota di aggregati riciclati che rientra realmente nei cicli produttivi sostituendo materie prime vergini. Solo 5 Paesi superano il 25%: Paesi Bassi (40%), Belgio (35%), Lussemburgo (30%), Danimarca (28%) e Austria (25%).
Italia fanalino di coda
L’Italia rappresenta uno dei casi più emblematici di questo divario: a fronte di un recovery rate del 98%, il tasso di sostituzione si ferma allo 0,4%». Motivo? «Il materiale viene correttamente avviato a riciclo – argomenta Mottironi —, ma fatica a rientrare nel mercato come materia prima seconda». In Europa il consumo annuo di materiali supera 1.094 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti provenienti dal settore costruzioni e demolizioni raggiungono 305 milioni. In Italia la produzione è pari a 81,4 milioni di tonnellate l’anno, il 50,6% dei rifiuti speciali. Secondo le stime del Report , un aumento del tasso di sostituzione verso livelli di best practice consentirebbe di risparmiare oltre 20 milioni di tonnellate annue di materiali vergini e circa 4,6 milioni di tonnellate di CO2.
Riutilizzi tra vantaggi e difficoltà
Il responsabile sostenibilità fa giusto un esempio: «Prendiamo il caso della demolizione di un palazzo o una casa, con una demolizione mirata si riescono a selezionare tutti i materiali – argomenta -: ferro, legno e poi inerti. Questi poi vengono lavorati e trasformati e diventano materia prima seconda».
Gli inerti, dopo i diversi trattamenti, vengono trasformati in sabbia, drenante o grigliati e avviati a utilizzo, sia come sottofondo, sia come materia per la realizzazione dei premiscelati. Tra gli impieghi c’è il calcestruzzo, oppure il sottofondo stradale. «Non sempre però questo avviene, perché, molto spesso, finiscono per rimanere cumuli nei siti, eppure sono una risorsa importante – aggiunge ancora – e succede che, magari si preferiscano materie prime nuove anziché questi prodotti».









