La Bce mantiene, come atteso, i tassi d’interesse fermi. Il tasso sui depositi resta così al 2% che aveva raggiunto nel giugno 2025, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.
“I rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati. Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”, scrive la Bce nel comunicato di politica monetaria.
Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dei prezzi dell’energia, spingendo al rialzo l’inflazione e pesando sul clima di fiducia, ha affermato la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, in conferenza stampa a Francoforte.
Le implicazioni per l’inflazione a medio termine e per l’attività economica, ha spiegato, dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock energetico, oltre che dall’ampiezza degli effetti indiretti e di secondo impatto. “Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sara’ il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”, ha aggiunto Lagarde.
“L’attuale crisi energetica rende evidente la necessità di ridurre ulteriormente la nostra dipendenza dai combustibili fossili”, ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte aggiungendo “che il completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti è d’importanza cruciale per finanziare l’innovazione e sostenere le transizioni ecologica e digitale”.
Le prospettive economiche, con gli sviluppi della guerra all’Iran, sono “molto incerte” e “le catene di fornitura si stanno ritrovando sotto pressione”, ha detto la presidente della Bce. Lagarde ha spiegato che “i rischi restano al ribasso” per la crescita. Le misure di bilancio dei governi per far fronte allo shock energetico devono essere “temporanee, mirate e su misura”.
“Il conflitto in Medio Oriente – si legge in un comunicato della Bce dopo la riunione di politica monetaria a Francoforte – ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”.
Il Consiglio direttivo “si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza. L’area dell’euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell’energia con un’inflazione intorno all’obiettivo del 2% e un’economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa”. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, “il Consiglio direttivo seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.










