La gobba demografica ha iniziato a infittire la via verso la pensione dei dipendenti pubblici proprio nella fase in cui si sono allargati i parametri per le assunzioni, con i limiti via via venuti meno (quest’anno è caduto anche il taglio del 25% al turn over della Pa statale introdotto per il solo 2025 dalla penultima manovra). E in contemporanea la riforma dei concorsi ha ridotto drasticamente i tempi delle procedure, schiacciandone il calendario medio a quattro mesi dai due anni che con le vecchie norme separavano il bando dalla presa in servizio.
Il report
C’è l’incrocio di questi fattori alla base del fenomeno fotografato dal nuovo Annual Report di Fpa, che sarà presentato oggi a Roma. E che mostra come fra 2023 e 2025 negli organici delle Pa siano entrate 614mila persone, con un’età media di 39 anni che ha contribuito ad abbassare di oltre tre anni il dato sulla carta d’identità del dipendente pubblico tipo. Grazie a questo ricco flusso in entrata, le amministrazioni pubbliche mostrano un tasso di ricambio del personale che si avvicina al 20%; e che è destinato a crescere ancora nei prossimi anni, come si nota con un’occhiata alle fasce di anzianità riportate nel conto annuale del Tesoro.
La corsa, sottolinea il report spulciando i dati più aggiornati del portale InPa dei concorsi pubblici, è in pieno svolgimento anche in queste settimane. Nei primi giorni del 2026 sono piovute 410mila candidature per i 10mila posti messi a bando dalle varie Pa, dopo un 2025 che ha contato poco meno di 20mila procedure con cui sono stati offerti 204mila posti di lavoro.
Una Pa ancora «piccola»
Numeri come questi si prestano a più di una lettura. L’accelerazione del reclutamento è innegabile, e ha aiutato la Pa a toccare per la prima volta la soglia dei 3,4 milioni di dipendenti. Questa dinamica rappresenta però al momento solo un recupero parziale del “tempo perduto” nei lunghi anni di dieta, che hanno visto la Pa italiana allontanarsi progressivamente dalle medie europee: tanto che ancora oggi l’Italia conta poco meno di 5,8 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti, contro i 7,3 della Germania, gli 8,3 della Francia e gli 8,5 del Regno Unito. La strada insomma è ancora lunga; e deve affrontare i nodi strutturali dell’attrattività, soprattutto negli enti locali come mostra un tasso non banale di rinunce da parte dei vincitori di concorso, e di un ricambio delle competenze che il turn over elevato può aiutare.
Boom di attacchi digitali
Perché insieme al personale cambiano anche le priorità nell’agenda delle amministrazioni. Ai primi posti c’è naturalmente la transizione digitale, che macina cifre ormai imponenti ma solleva anche nuove incognite. Il report analizza le cifre della piattaforma Pa Digitale 2026, che coinvolge oltre 23 mila enti, con 81mila progetti attivi, 2,8 miliardi di euro assegnati e 1,6 miliardi erogati. I fondi sono serviti a far migrare in cloud dati e strumenti, rinnovare i siti istituzionali e attivare sistemi come Spid, PagoPa, l’app Io e ora la Piattaforma nazionale digitale dati (Pdnd), che permette finalmente di attuare davvero il principio del «once only» (la Pa non deve chiedere ai cittadini dati e documenti che ha già) come nelle semplificazioni dell’Isee in arrivo con il Dl sul Pnrr (Sole 24 Ore del 16 gennaio).
Ma la connotazione sempre più digitale del sistema pubblico lo espone a nuovi pericoli; come quello dei cyberattacchi che, sottolinea Fpa, trovano proprio in Italia uno dei loro epicentri. Su base annua gli attacchi sono aumentati del 140%, con 280 incidenti solo nel primo semestre che concentrano nel nostro Paese il 26,3% dei casi europei. E anche l’intelligenza artificiale (Agid conta 120 iniziative solo nella Pa centrale, concentrate su organizzazione interna e gestione dei dati) solleva nuove sfide, affrontate anche dal rinnovo contrattuale discusso ieri all’Aran nella riunione con i sindacati sul comparto della Pa centrale. «Ora è fondamentale continuare con determinazione sulla strada dell’innovazione e della trasformazione – ragiona Gianni Dominici, amministratore delegato di Fpa – per rendere il patrimonio di innovazione costruito con il PNRR parte integrante della governance quotidiana».












