A meno di due ore dallo scadere dell’ultimatum che faceva tremare il mondo, la minaccia di “distruggere una civiltà” è evaporata con un post su Truth: Donald Trump ha scelto ancora una volta di fare dietrofront, siglando un cessate il fuoco di due settimane con l’Iran. La tregua, che coinvolge anche Israele e Libano, sposta l’attenzione su Islamabad, dove venerdì inizieranno i negoziati sulla base di una proposta iraniana in 10 punti che l’amministrazione americana aveva in precedenza respinto. Lo Stretto di Hormuz sarà riaperto, sotto la gestione di Teheran – che già annuncia pesanti dazi su ogni nave in transito per finanziare la ricostruzione.
Mentre la tv di Stato iraniana esulta parlando di una “umiliante ritirata” americana, a Wall Street e nelle redazioni internazionali torna a circolare con insistenza un acronimo che sembra quasi definire un’era: TACO.
L’espressione sta per “Trump Always Chickens Out“, in inglese “Trump si tira sempre indietro”.
Come è facile capire, descrive la tendenza del presidente americano a lanciare ultimatum incendiari per poi arretrare vistosamente a un passo dal baratro – una dinamica ormai prevedibile, dicono molti degli analisti che tentano di individuare un senso o quantomeno uno schema nel rapidissimo alternarsi di posizioni ondivaghe, eccentriche e incostanti da parte di Trump, sui dossier più delicati della politica internazionale.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla con i giornalisti (AFP)
La TACOpolitics del presidente e i mercati
Il termine TACO fu coniato lo scorso maggio da Robert Armstrong, editorialista del Financial Times.
“L’amministrazione statunitense – scrisse – non ha una tolleranza molto alta per le pressioni del mercato e sarà pronta a fare marcia indietro quando i dazi causeranno danni”. Armstrong definì questo fenomeno “la teoria del TACO: Trump si tira sempre indietro”.
Il termine ha avuto immediata fortuna ed è diventato così pervasivo da generare il cosiddetto “TACO trade“, una strategia d’investimento basata proprio sulla prevedibilità delle retromarce di Trump.
Il voltafaccia sull’Iran è infatti l’ultimo di una lunga serie.
Solo in ambito economico, secondo un’analisi di Nbc News, sono almeno dieci i casi in cui il presidente ha annunciato dazi severi per poi fare retromarcia: dalla minaccia di tariffe punitive contro Canada e Messico per il traffico di fentanyl, sospesi ventiquattro ore prima dell’entrata in vigore, fino alla drastica riduzione delle tariffe sulla Cina dal 145% al 10%, lo schema è quasi scientifico: annuncio roboante, scossone ai mercati e successivo ripensamento presentato come una sofisticata mossa negoziale. Persino la bizzarra pretesa di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca, condita dalla minaccia di dazi contro l’Europa in caso di rifiuto, si è poi risolta in un nulla di fatto durante il forum di Davos.
Per analisti finanziari come Brian Jacobsen, si tratta del classico “calciare la lattina in avanti”, espressione idiomatica americana che indica una tattica di rinvio continuo: non risolve i problemi ma crea le condizioni per cambiare scenario.
Certo, una cosa sono i mercati e una cosa sono le guerre – nonostante le evidenti interconnessioni.
Visto che i contorni della tregua con l’Iran non sono affatto chiari, resta da vedere se queste due settimane di non-bombardamenti serviranno a costruire una pace duratura o se la lattina ricadrà sullo stesso punto, con una massiccia ripresa di distruzioni e uccisioni – e come sottoprodotto la destabilizzazione dell’economia mondiale. Almeno per ora se non altro la retorica incendiaria si allenta, con un cambio di strategia che il presidente definisce negoziato e il resto del mondo ormai chiama TACO.
Donald Trump parla con i giornalisti (afp)
Il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump annuncia un ordine esecutivo sull’integrità elettorale nello Studio Ovale della Casa Bianca a Washington, DC, USA, il 31 marzo 2026. (ansa)
trump scende dall’ air force one (Afp)









