Domani prende il via il click day per i lavoratori domestici, passaggio chiave per le domande di ingresso nel settore della cura familiare. L’appuntamento rientra in una pianificazione dei flussi che assegna al comparto 13.600 quote nel 2026, 14mila nel 2027 e 14.200 nel 2028, oltre i ”fuori quota” di 10mila unità annue per l’assistenza a disabili o anziani, a conferma di una domanda di assistenza ormai strutturale.
Nuova Collaborazione: più semplificazioni e sostegno ai datori di lavoro
«Il click day rappresenta un passaggio importante per rispondere al fabbisogno di assistenza delle famiglie, ma da solo non basta a rafforzare un settore che è diventato un pilastro dell’economia della cura», ha dichiarato Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. «La vera sfida è favorire il lavoro regolare e la continuità nel tempo. La regolarizzazione non è solo un adempimento amministrativo: significa tutelare i lavoratori, garantire sicurezza alle famiglie e dare stabilità a un comparto che ha un valore sociale ed economico per il Paese. Senza semplificazioni e adeguati sostegni ai datori di lavoro domestico, il rischio è quello di indebolire questo equilibrio. Per questo motivo, servono interventi strutturali duraturi e politiche che accompagnino le famiglie nella scelta della legalità».
I numeri del settore
Il lavoro domestico rappresenta una componente rilevante dell’economia della cura: nel 2024 il settore ha generato un valore stimabile di circa 17 miliardi di euro, con un’incidenza prossima all’1% del Pil nazionale. Un contributo significativo che conferma il peso economico del comparto, pur a fronte di segnali di progressivo ridimensionamento, complice la riduzione della spesa delle famiglie per i servizi domestici e l’aumento dei costi. In questo contesto si inserisce anche il rallentamento dell’occupazione regolare. Secondo gli ultimi dati Inps, nel 2024 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato sono stati 817.403, in calo per il terzo anno consecutivo (-3%). Il lavoro domestico resta a forte prevalenza straniera, che rappresenta il 68,6% degli occupati, in diminuzione dal 2022. Tra il 2022 e il 2024 la componente straniera si è ridotta del 18%, a fronte di una contrazione più contenuta tra gli italiani (-13%). Nell’ultimo anno, la variazione è stata del -3% per gli stranieri e del -2,1% per gli italiani. Per area di provenienza, prevalgono i lavoratori dell’Europa dell’Est (34,8%), seguiti dagli italiani (31,4%), dai lavoratori sudamericani (8,5%) e da quelli dell’Asia orientale (5,8%).
Faro sulle irregolarità
In tale contesto, rileva Nuova Collaborazione, resta centrale il tema dell’irregolarità. «Il lavoro non dichiarato priva i lavoratori di tutele, riduce il gettito per lo Stato e lascia senza adeguate garanzie sia le famiglie sia i lavoratori. Favorire la regolarità significa quindi tutelare le persone coinvolte, dare stabilità ai rapporti di lavoro e rafforzare un comparto che ha un valore sociale ed economico per il Paese. In questo ambito, il click day rappresenta uno strumento utile per rispondere alla domanda di assistenza familiare, ma da solo non basta a rafforzare il settore. Senza semplificazioni amministrative e misure di supporto ai datori di lavoro domestico, il rischio è quello di indebolire un comparto che incide direttamente su occupazione, legalità e sostenibilità del welfare».










