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Home » Le regioni rischiano di “pagare” le concessioni europee agli agricoltori per l’ok al Mercosur
Economia

Le regioni rischiano di “pagare” le concessioni europee agli agricoltori per l’ok al Mercosur

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 2, 20262 min di lettura
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Le regioni rischiano di “pagare” le concessioni europee agli agricoltori per l’ok al Mercosur

Per Dario Nardella, eurodeputato del Partito Democratico in commissione agricoltura, invece, la misura indicata da von der Leyen è «utile ma insufficiente»: la politica di coesione è «importante tanto quanto l’agricoltura» e rischia di essere penalizzata.

Le ragioni sono due. La prima è che i 45 miliardi promessi non sono fondi aggiuntivi, ma già presenti nel bilancio pluriennale. La seconda è che, nella proposta di Qfp in discussione, le risorse per l’agricoltura e quelle per diverse altre voci di bilancio sono confluite in un unico strumento. Sono perciò in competizione tra loro e lo saranno anche nella revisione di medio termine. Tra queste voci, la politica di coesione è quella più importante e, quindi, più fondi per l’agricoltura subito significano meno fondi per la coesione a metà del ciclo di bilancio.

Ciononostante, Ventola non è pessimista perché, spiega, «ogni decisione dipenderà dalle esigenze concrete e dalle priorità che emergeranno nei singoli contesti nazionali». È vero, se la proposta verrà approvata, saranno gli Stati a decidere, ma la coperta potrebbe essere corta.

Finora, gli agricoltori in quanto beneficiari della Politica agricola comune (Pac) e le regioni come principali attuatrici della politica di coesione hanno fatto fronte contro la proposta di Qfp della Commissione. Chiedono che le due politiche restino autonome. Se questo non dovesse avvenire, le loro agende diventerebbero molto distanti e, secondo la ricercatrice Rubio, oggi la «capacità di pressione e influenza» degli agricoltori sembra «nettamente superiore».

La presidente del Comitato europeo delle Regioni Kata Tüttő, però, non si dice preoccupata: «l’alleanza con gli agricoltori regge» perché quella per il nuovo Qfp «è una sfida comune». Tüttő sottolinea come il budget pluriennale Ue rimanga limitato, dal momento che la proposta in discussione vale quasi duemila miliardi di euro, pari solo all’1,26% del reddito nazionale lordo Ue. «Questa spesa comune è stata concepita per far funzionare e stabilizzare il mercato unico (con la politica di coesione) e per mantenere in piedi e vitale l’agricoltura europea (con la Pac). Oggi è più necessaria che mai», sostiene.

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