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Home » Legambiente: l’80% dei rifiuti in parchi è spiagge è di plastica
Economia

Legambiente: l’80% dei rifiuti in parchi è spiagge è di plastica

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 27, 20263 min di lettura
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Legambiente: l’80% dei rifiuti in parchi è spiagge è di plastica

Rifiuti nell’ambiente, la maggioranza è di plastica. A quattro anni dal recepimento della direttiva europea Sup (single use plastics) che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso – come stoviglie, cannucce, aste del palloncini –, il materiale continua ad essere il più trovato in spiagge e parchi urbani. Lo certifica lo studio di Legambiente Beach e Park Litter, frutto del primo monitoraggio in spiagge e parchi, su scala nazionale, e con una differenziazione per le bioplastiche, realizzato con la collaborazione del dipartimento di Chimica dell’Università degli studi Sapienza di Roma. Su 40.388 occorrenze di rifiuti raccolti dall’associazione ambientalista dal 2021 al 2024 in 10 spiagge e 10 parchi urbani d’Italia, l’80% è costituito da plastica tradizionale, nella forma di imballaggi e oggetti usa e getta. Tra quelli più trovati: tappi (con i coperchi in plastica per bevande i più frequenti: il 4,4% del totale) buste, bottiglie e bicchieri monouso.

Bioplastiche

Oltre alla plastica, sono stati intercettati pezzi in metallo (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), vestiti e tessuti (1,1%), legno (0,5%), rifiuti da cibo (0,3%), rifiuti in materiali misti (0,2%) e, infine, in bioplastiche compostabili e biodegradabili (0,2%), un materiale ancora non contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali e che non fa parte della lista che viene utilizzata a livello europeo, fa sapere l’associazione. «Le bioplastiche potevano diventare una nuova emergenza con la diffusione di shopper e stoviglie, in realtà i dati mostrano una presenza bassissima, per la maggiore difficoltà a disperderle, per la possibilità di smaltimento con l’organico», spiega il responsabile scientifico di Legambiente Andrea Minutolo.

«Vediamo – aggiunge – un fattore trascinamento, dilavamento, che porta a una differenza tra parchi e spiagge. In queste ultime sono state raccolte più plastiche, cioè oggetti più trasportabili e resistenti. Ecco perché la Sup in origine è intervenuta sugli oggetti in plastica che finiscono in mare». La persistenza nell’ambiente ha portato al ritrovamento di rifiuti antichi, anche risalenti ad anni precedenti alla Sup, come i cotton fioc, vietati in Italia dal 2019.

Spiagge

Dei 40.388 rifiuti monitorati nello studio da Legambiente, il 34,1% è stato raccolto nei parchi urbani e il 65,9% sulle spiagge. Nei rifiuti di queste ultime, il 90,5% è risultato essere composto da polimeri tradizionali contro lo 0,2% di bioplastica compostabile e biodegradabile. Nei parchi, la quota in plastica tradizionale scende al 58,2%, mentre rimane costante lo 0,2% delle bioplastiche, a cui bisogna aggiungere importanti percentuali di metalli (15,4%), carta e cartone (13,6%) e vetro e ceramica (7,2%). Legambiente precisa che dal 2021 al 2024 sono stati effettuati 108 monitoraggi suddivisi in 6 periodi (3 in primavera-estate e 3 in autunno-inverno).

Sup

«Con questo studio vogliamo riportare l’attenzione sul tema dei rifiuti dispersi nell’ambiente a partire da quelli in plastica tradizionale, ma non solo. Si tratta perlopiù di rifiuti monouso, che sono tra le cause primarie di littering», commenta Giorgio Zampetti, direttore di Legambiente. «L’inquinamento da littering – sottilinea – continua a restare un’emergenza costante in Italia e una minaccia per biodiversità, ambiente ed ecosistemi, nonostante il recepimento della direttiva europea Sup. È importante che l’Italia si impegni per la riduzione dei rifiuti in plastica applicando la Sup ma anche colmando il vulnus normativo creato dalla mancata definizione di “riutilizzabile” nella direttiva e nel dl 196/2021 di recepimento. Una richiesta che rilanciamo nuovamente oggi anche a livello europeo visto che in questi giorni si sono aperte le consultazioni sull’aggiornamento della stessa Sup». La mancata definizione ha fatto tornare sugli scaffali dei supermercati prodotti in plastica vergine riutilizzabili ma di fatto trattati come monouso.

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