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Home » L’Europa accelera ad Alden Biesen: Mercato Unico 2027 e nuove regole antitrust
Politica

L’Europa accelera ad Alden Biesen: Mercato Unico 2027 e nuove regole antitrust

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 12, 20265 min di lettura
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L’Europa accelera ad Alden Biesen: Mercato Unico 2027 e nuove regole antitrust

Il vertice informale dei leader UE si è concluso con un impegno chiaro, almeno a livello formale: completare l’integrazione del mercato interno entro la fine del 2027. Poi obiettivi strategici legati a trovare nuove regole per superare l’attuale ordinamento antitrust e, su settori strategici, creare grandi imprese europee capaci di competere a livello globale. Un risultato che nasce dalla pressione dei rapporti presentati da Mario Draghi ed Enrico Letta, chiamati dai 27 per aggiornare le proprie analisi alla luce delle nuove tensioni con gli Stati Uniti di Trump e la Cina.

 

 

Draghi e Letta: “L’integrazione è sovranità”

I due ex premier italiani hanno parlato ai leader con toni d’urgenza. Enrico Letta ha ribadito la necessità di passare da ventisette mercati frammentati a uno solo nei settori strategici come energia, telecomunicazioni e finanza, definendo il Mercato Unico come il fondamento della sovranità europea e l’unica barriera efficace contro il protezionismo globale. 

Mario Draghi ha invece spinto sul tasto degli investimenti e della velocità, avvertendo che l’Europa soffre di una cronica mancanza di scala e potenza industriale. Per competere, secondo l’ex presidente della BCE, il continente deve mobilitare capitali enormi e garantire energia abbondante a costi ridotti, eventualmente procedendo con il metodo del “federalismo pragmatico” laddove l’unanimità causi stallo.

 

Mario Draghi, Alden Biesen (@eucopresident)

La posizione dell’Italia

La Premier Giorgia Meloni ha giocato un ruolo da protagonista, posizionando l’Italia come cerniera tra la solidità industriale tedesca e le ambizioni di debito comune dell’area mediterranea. Rivendicando il “motore italo-tedesco” costruito con il Cancelliere Merz, la premier ha puntato tutto su deregolamentazione e semplificazione per le imprese. La priorità assoluta per Roma resta tuttavia il taglio dei costi energetici: Meloni ha annunciato un decreto nazionale per la prossima settimana, chiedendo però a Bruxelles una riforma del sistema ETS per frenare la speculazione finanziaria. Sul fronte dei finanziamenti, l’Italia non ha rinunciato alla battaglia sugli Eurobond, restando allineata a Macron e Sánchez nella convinzione che per l’innovazione servano strumenti di debito comune, nonostante il consenso tra i 27 resti ancora lontano.

 

Vertice informale dei leader UE sulla competitività

Vertice informale dei leader UE sulla competitività (Ansa)

La tensione diplomatica: lo scontro tra Meloni e Sánchez

Il clima di cooperazione è stato però incrinato da uno scontro diplomatico tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez. Il premier spagnolo ha criticato apertamente il pre-vertice organizzato in mattinata da Italia, Germania e Belgio, a cui hanno partecipato una ventina di Paesi, definendo il formato ristretto come inappropriato e pericolosamente divisivo per l’unità dell’Unione. Fonti del governo di Madrid hanno riferito che Sánchez considera l’esclusione della Spagna un segnale politico negativo, volto a creare un direttorio chiuso che scavalca le istituzioni comunitarie. Dal canto suo, la premier italiana ha minimizzato l’attrito durante il faccia a faccia con il collega spagnolo, rivendicando la validità dei formati agili tra i Paesi più interessati a dossier specifici. Per Palazzo Chigi, queste riunioni non mirano a isolare alcuno, ma servono a dare indicazioni chiare e veloci alla Commissione su temi urgenti come la deregolamentazione interna e la sicurezza delle materie prime.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa posa coi leader Ue a Alden Biesen Castle, a Rijkhoven, Belgio 12 febbraio 2026

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa posa coi leader Ue a Alden Biesen Castle, a Rijkhoven, Belgio 12 febbraio 2026 (AFP)

Il legame strategico con il Piano Mattei

La strategia italiana non si ferma ai confini europei, poiché la Premier ha collegato le sfide della competitività alla stabilità del Mediterraneo e dell’Africa. Mentre ad Alden Biesen si discuteva di economia, il governo preparava la missione di domani ad Addis Abeba per il secondo vertice del Piano Mattei. L’obiettivo italiano è duplice: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici trasformando l’Italia in un hub tra i due continenti e offrire un modello di partenariato non predatorio che funga da alternativa all’influenza russa e cinese. Ad oggi, il Piano ha già messo a terra progetti per 1,4 miliardi di euro, focalizzati su infrastrutture, agricoltura e intelligenza artificiale.

 

La rivoluzione Antitrust di Von der Leyen per i “Campioni Europei”

Uno dei punti di svolta del vertice riguarda la profonda revisione delle politiche di concorrenza. Ursula von der Leyen ha annunciato che ad aprile la Commissione pubblicherà le nuove linee guida sulle fusioni, dando il via a una consultazione con gli Stati membri per superare l’attuale impostazione dell’Antitrust, spesso considerata troppo restrittiva. L’obiettivo dichiarato è permettere il consolidamento delle imprese in settori critici come le telecomunicazioni e l’industria pesante. Secondo la Presidente, l’Europa non può più permettersi di bloccare le aggregazioni industriali se queste sono necessarie per creare campioni europei dotati della massa critica indispensabile per sostenere massicci investimenti in innovazione e competere ad armi pari con i giganti globali.

 

Le conclusioni di Costa sul 28° regime per le imprese

Il Presidente del Consiglio europeo António Costa ha suggellato il vertice confermando il consenso sulla creazione del cosiddetto “28° regime per le imprese innovative”. Si tratta di un quadro normativo unico che consentirebbe alle startup e alle aziende tecnologiche di operare in tutta l’Unione seguendo un solo set di regole europee, eliminando il labirinto delle ventisette burocrazie nazionali. 

Questo strumento, insieme alla riforma delle fusioni, punta a sbloccare l’accesso ai capitali e a favorire lo sviluppo tecnologico nei settori della difesa, dello spazio e delle clean tech, settori che i leader hanno identificato come pilastri della nuova sicurezza economica europea.

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