«Il rinnovo del contratto di lavoro è un grande risultato conseguito grazie alla compattezza del fronte associativo, frutto anche della nuova governance di Ania. Un settore che ha una stabilità contrattuale soddisfa le esigenze dei suoi collaboratori e mette le aziende nelle condizioni di poter avere certezza di pianificazione nel medio lungo termine». Il presidente di Ania, Giovanni Liverani, nelle ore successive alla firma, ritorna ai mesi complessi che la hanno preceduta e che in qualche modo la rafforzano e rafforzano il contratto in un settore dove il 97,5% delle persone ha un lavoro a tempo indeterminato.
Qual è stata la sua priorità in questi mesi?
Nel mio primo anno di presidenza abbiamo lavorato intensamente per ricompattare il fronte datoriale dove c’erano posizioni diversificate e grazie a questo lavoro in tempi brevi siamo riusciti a chiudere un contratto di una certa importanza (il primo sotto la presidenza Liverani, ndr), che mette in sicurezza la capacità delle compagnie di operare, grazie all’accordo, su questioni delicate, complesse, non solo salariali, che ci hanno visto su fronti contrapposti con i sindacati. Abbiamo un contratto più forte anche grazie alla compattezza con cui siamo arrivati alla firma che mette in sicurezza l’intero settore, dove sappiamo bene che i lavoratori sono la nostra più importante forza. È un contratto che va a vantaggio delle persone, delle compagnie, dei loro clienti e dell’intero Paese, dove le assicurazioni sono la leva più potente per spianare la strada a soluzioni a problemi giganteschi che riguardano non solo i dipendenti delle compagnie, ma tutti i cittadini.
Firmato il contratto, su cosa vi concentrerete?
Sul piano strategico triennale che è incentrato su diverse attività. Per esempio, la collaborazione pubblico privato in ambiti come la previdenza e la sanità è una di queste. La previdenza integrativa va incentivata, abbiamo solo il 38% dei dipendenti iscritti a un fondo pensione. Nella sanità l’Italia ha 45 miliardi di euro di spesa out of pocket e se riuscissimo a intermediare di più attraverso la sanità integrativa, consentiremmo al Servizio sanitario nazionale di recuperare risorse importanti. Con l’invecchiamento della popolazione sta avanzando anche il grande tema dell’autosufficienza delle persone anziane. In Europa ci sono già molte soluzioni; il nostro Paese, invece, è fermo su questo fronte e il contratto degli assicurativi rappresenta un riferimento per quanto ha già definito sul Long term care. Non possiamo poi trascurare la necessità di proteggere imprese e famiglie dalle catastrofi naturali: l’Italia è un Paese dove il 40% del territorio è esposto a rischio sismico, il 90% a rischio idrogeologico. Proprio per tutte queste ragioni il nostro settore è come un bulldozer a cui dovremmo consentire di lavorare sostenendolo e sospingendolo.
Sull’AI quali prospettive vede nel medio termine?
Il tema è molto importante per il settore e vogliamo approfondirlo insieme ai sindacati, soprattutto perché non c’è esperienza. Per le compagnie uno dei fattori fondamentali è il rapporto interpersonale con i lavoratori, le famiglie, i clienti e in generale tutti coloro che si assicurano. Il nostro obiettivo non è sostituire le nostre persone, ma mettere a loro disposizione strumenti sempre più potenti nello svolgere al meglio le attività di protezione che sono la nostra missione.
Crede che alla vostra filiera serva un contratto unico?
Nella filiera assicurativa ci sono diversi ruoli, come in tutte le altre e tante tipologie di lavoro, i dipendenti delle compagnie, gli agenti e i loro collaboratori, i consulenti finanziari, i periti e così via, ognuna con una sua specifica professionalità: questo richiede tipologie contrattuali specifiche. Noi, come Ania, siamo responsabili della parte principale della filiera dove ci sono i dipendenti delle compagnie.

