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Home » LyondellBasell ha deciso: lascia Brindisi entro il 2026
Economia

LyondellBasell ha deciso: lascia Brindisi entro il 2026

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 11, 20263 min di lettura
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LyondellBasell ha deciso: lascia Brindisi entro il 2026

Lascerà Brindisi, entro la fine dell’anno, anche LyondellBasell, altra industria del polo petrolchimico specializzata nella produzione di resine di polipropilene. Lo spegnimento, ad aprile 2025, dell’impianto di cracking di Eni Versalis ha privato il sito dell’azienda della materia prima necessaria alla sua attività, determinando una sorta di effetto domino ampiamente previsto per questo polo dove tutte le attività sono fortemente integrate e collegate tra loro. A rischio, così, anche altre aziende presenti nel petrolchimico che occupa quasi 2.500 lavoratori, tra diretti e indotto.

La decisione della multinazionale americana, comunicata ufficialmente il 10 giugno, nella sede di confindustria Brindisi, alle segreterie nazionali e locali di categoria, riguarda 81 addetti diretti ed altri 150 dell’indotto e nelle prossime settimane, sicuramente alla ripresa, verrà discusso e definito il pacchetto di misure per il personale in uscita tra prepensionamenti, incentivi all’esodo o ricollocamento nell’altro impianto italiano del gruppo, quello di Ferrara, dove due anni fa vennero trasferiti i 45 addetti in esubero dell’impianto di monomeri, pure chiuso nel sito brindisino.

Nei mesi successivi allo spegnimento del cracking – che prima consentiva l’approvvigionamento della materia prima “a bocca di pozzo”, cioè direttamente in sito – la LyondellBasell, che è a Brindisi dal 2010, ha fatto ricorso ad altri canali di fornitura, con costi operativi e logistici (trasporto via mare da altre aree del Mediterraneo ) via via strutturalmente più elevati. Questo ha «ridotto progressivamente – ha detto Jim Guilfoyle, senior vice president Olefine & Poliolefine – la competitività del sito», la sua sostenibilità e centralità operativa nelle strategie del gruppo. Da qui la decisione di chiuderlo e dismettere. E solo se dovesse maturare qualche interesse a rilevare il cracker Versalis, solo allora Basell valuterà il da farsi. Ovvero non vendere o vendere come è già avvenuto per altri quattro siti – in Francia, Germania, Uk e Spagna – ceduti dalla multinazionale americana al fondo tedesco Aequita.

La produzione del sito brindisino – capacità nominale di 200mila tonnellate di propilene – verrà assorbita dalla propria rete produttiva globale, a partire dal centro ricerche di Ferrara, che rientra tra gli asset core di LyondellBasell.

Dai sindacati arriva l’impegno a coinvolgere il ministero delle Imprese senza escludere l’intervento della Regione. «Ci aspettiamo – spiega Carlo Perrucci, segretario regionale Uiltec- il coinvolgimento della task force regionale per l’occupazione». Per il resto occhi puntati al tavolo, convocato al Mimit per il 6 luglio, sul destino di Versalis dopo la decisione Eni di nominare un advisor internazionale per individuare il soggetto industriale, o finanziario, cui cedere le attività di cracking attualmente in conservazione. Se cedute, e accompagnate da altre operazioni che dovessero portare all’acquisizione di LyondellBasell, «si manterrebbe la chimica di base a Brindisi», auspica Perrucci.

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